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Josh Brolin racconta Outer Range: l'egoista Royal, il west e la nostalgia per tempi più semplici

L'attore americano è il protagonista e il produttore esecutivo della nuova serie Amazon Original che è disponibile in streaming dal 15 aprile su Prime Video. Ideata da Brian Watkins, è una serie intrigante e ambiziosa che mescola western contemporaneo e fantascienza in maniera innovativa e sorprendente.

Josh Brolin racconta Outer Range: l'egoista Royal, il west e la nostalgia per tempi più semplici

Ne son passati di anni da quanto un giovanissimo Josh Brolin, allora 17enne, debuttava al cinema nel ruolo di Brand, il fratello maggiore del Mickey dei Goonies, il film di Richard Donner diventato un cult movie per varie generazioni. Oggi Brolin di anni ne ha 54, molto ben portati, ed è uno degli attori più richiesti e apprezzati di Hollywood, specialista in ruoli ruvidi e spesso muscolari come quelli di film come quelli ricoperti in film come Gangster Squad, Sicario e Soldado, Everest, l’Oldboy di Spike Lee o il recente Dune. Ma anche protagonista di performance più sfumate come in Milk, o Non è un paese per vecchi, o W. di Oliver Stone. Oltre, ovviamente a essere diventato il Thanos del MarvelVerse.
Quello di Royal Abbott, che lo vede protagonista di Outer Range - la serie Amazon Original che trovate in streaming su Prime Video dal 15 aprile, mescola western contemporaneo e fantascienza e vi consigliamo di non perdere perché è davvero interessante - è un ruolo che parte dalla ruvidità, quella di un rancher del Wyoming tutto d’un pezzo, e che si apre a sfumature imprevedibili quando s’imbatte, ai margini occidentali delle sue terre, in una voragine oscura e misteriosa, che è chiaramente qualcosa di soprannaturale.

Outer Range: il trailer ufficiale

Trasportato in quel mondo

“Quando ero ragazzo ho letto tantissimo autori come Ray Bradbury o Isaac Asimov, ma sono anche cresciuto in un ranch, un ranch in cui si allevavano cavalli, che è una realtà molto specifica”, racconta Brolin, che abbiamo incontrato via Zoom per parlare di Outer Range e di Royal, e che spiega cosa l’abbia attirato della serie. “Leggendo il copione di Brian Watkins ho ritrovato entrambi questi elementi, e sono stato trasportato in quel mondo”. In più, spiega l’attore, di fronte a questo strano mix di elementi così fortemente legati alla terra e altri invece fantascientifici, ha provato “un effetto che mi piaceva, l’effetto che dovrebbero farti le droghe che in realtà poi le droghe non fanno: ho visto la mia realtà contaminarsi, ho vissuto una fuga momentanea dal mondo. Forse perché i contrasti forti mi sono sempre piaciuti: quando una trentina di anni fa giravo nel deserto la serie I ragazzi della prateria mi ricordo che mi piaceva suonare arie di Pavarotti o di Jose Carreras, perché c’era qualcosa che creava uno strano contrasto tra quella musica e l’ambiente che ci circondava”.

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Sam Shepard, il western e il ruolo di produttore esecutivo

Un altro motivo che ha spinto Brolin ad accettare il ruolo di Royal, e addirittura anche di diventare produttore esecutivo di Outer Range è che nel periodo in cui gli è arrivata la proposta già era alla ricerca di un progetto western. In più, spiega, “il mio amico Sam Shepard era morto da poco, e in questa storia ho ritrovato molti elementi in comune con quelli dei suoi primi lavori. Si è creata una convergenza di numerosi elementi, e mi sono detto che questo progetto lo avrei potuto portare avanti per un tempo molto più prolungato di quello di un film, per degli anni, e che le sue premesse offrivano la possibilità di innumerevoli direzioni diverse in cui andare”.
Qui è soprattutto il produttore, a parlare. “Sono sempre stato molto coinvolto nella produzione dei miei film”, spiega Brolin, “forse perché capisco bene e so mediare bene tra le ragioni finanziarie e quelle creative. Qui, da produttore, quello che mi premeva di più era prendermi cura degli attori, visto che le riprese sono state lunghe, e difficili per via delle condizioni climatiche, di un freddo estremo che ha fatto fuggire alcuni membri della troupe. È stato un lavoro impegnativo”, dice, “ma visti i risultati ne è valsa la pena”.

Royal Abbott: un rancher tra paura, vergogna ed egoismo

Quando gli si chiede del suo personaggio, di quello che pensa di Royal, un uomo che cerca di tenere botta e proteggere la sua famiglia e la sua terra già quando le cose sono normali, e che si trova pure di fronte a qualcosa di sconvolgente, misterioso e sconosciuto che lo destabilizza, Brolin risponde che “in tutta onestà quel che penso di Royal potrebbe essere molto diverso da quello che gli altri, gli spettatori, pensano di lui”.
Oltre a vederlo come basato sulla paura o sulla repressione, “perché personaggi con fondamenta così fragili che si trovano ad affrontare circostanze straordinarie sono drammaturgicamente interessanti, ma anche molto comuni, potrei citarne innumerevoli esempi”, Josh Brolin pensa che Royal Abbott sia “un personaggio basato sulla vergogna. È uno che sta cercando di tenere certe cose sotto silenzio, e questo è un atteggiamento non ottiene buoni risultati nella vita di nessuno. Perché anche se riesci a mantenere tale un segreto per tutta la vita, quel segreto ti divora dall’interno, e finisce col portarti via anni di vita”.
E sulle motivazioni che spingono Royal ad essere così misterioso e pieno di segreti, Brolin dice che “per me è molto interessante vedere come certe persone facciano le loro scelte nascondendosi dietro una sorta di idealismo, dicendo di farle, ad esempio, per proteggere la loro famiglia. Quando ho visto King Richard sono rimasto davvero affascinato: la storia è quella di un genitore che tratta le figlie molto duramente, ma sei tu che devi capire se lo fa perché è frustrato da qualcosa che lui stesso non è riuscito a realizzare nella vita o se invece sta coltivando in quelle figlie qualcosa che lui vede e che nessun altro è in grado di vedere. La domanda, quindi, è questa: le tue azioni nascono da ragioni egoistiche o altruistiche? E, tornando a Royal, penso che lui, perlomeno in questa prima stagione, sia un personaggio basato sulla paura e molto egoista, un’ottima combinazione dal punto di vista drammaturgico: Royal è egoista, e alla fine si spezza. Cosa succede quando a un uomo togli tutte le sue strategie di sopravvivenza? Questo mi interessa in un racconto. Mi interessa a ogni livello”.

La nostalgia per una semplicità idealizzata

Più in generale, Brolin pensa che “il fascino che sta tornando ad avere la figura del cowboy sta nella sua semplicità. Non mi pare ci stiamo evolvendo, come specie. Viviamo in un mondo sempre più confuso, contorto, imbellettato, e questo genere di storie ci riportano a un tempo più semplice, diretto e controllato. Non so se poi se le cose stessero davvero così, ma questa è la nostra percezione che deriva dalla fruizione del genere western. Sento mio padre parlare dei tempi in cui era al liceo, di quando un club di fissati di auto, e aveva una ragazza, e anche solo dal modo in cui ne parla si percepisce una semplicità che gli manca, lo vedo nei suoi occhi. È davvero esistito un tempo dove le cose erano più semplici? Perché le cose sono così complicate, oggi?”.
In parte, forse, una risposta a queste domande che Josh Brolin lascia senza risposta potrà essere trovata negli otto episodi di Outer Range.

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