Il Trono di Spade - Finale di Serie: Commento e riassunto dell'ultimo episodio [SPOILER]

-
357
Il Trono di Spade - Finale di Serie: Commento e riassunto dell'ultimo episodio [SPOILER]

Dieci anni di morti, momenti di gloria, evoluzioni degne di rispetto, frasi storiche e colpi di scena. Dieci anni di una delle migliori serie TV mai realizzate che si concludono così, lasciando, più che l'amaro, il putrido in bocca e una sola domanda, proprio per essere buoni: ma a cosa è servito

Chi scrive, fino alla quinta puntata di questa ottava stagione del Trono di Spade, aveva giustificato e capito tutto, pensando che comunque ci fossero le premesse per realizzare una conclusione che rispettasse questa grande storia. Invece, di tutti i colpi di scena che si potevano trovare, di tutte le conclusioni possibili e teorizzate da centinaia di migliaia di fan, sono state scelte proprio quelle che nessuno aveva mai voluto. Non è il pubblico a dover decidere cosa vuole vedere, è vero: deve esserci sempre qualcuno che lo guida. Ma quel qualcuno stanotte ci ha tradito. E non sono stati i D&D, David Benioff e D.B. Weiss, bensì George R. R. Martin, il padre di Jon, Daenerys, Arya, Sansa, Tyrion e tutti gli altri personaggi che abbiamo accompagnato fino ad oggi. Se non li avesse lasciati al loro destino, se solo avesse scritto lui il finale della sua storia, tutto avrebbe avuto senso. 

Quindi a cosa è servito? A cosa è servito il Re della Notte? A cosa è servito che Jon resuscitasse? A cosa è servito sapere che fosse Aegon Targaryen? E l'addestramento di Arya da Assassina Senza Volto? E tutto l'arco narrativo di Daenerys? E i draghi? Avrebbero dovuto usare gli ultimi ottanta minuti per rispondere a queste e ad altre domande, invece tutto ciò che è successo nella sesta ed ultima puntata si può ridurre in dieci righe piene di delusione.

Daenerys, dopo aver distrutto Approdo del Re, fa prigioniero Tyrion e prima di potersi sedere sul trono che ha bramato per dieci lunghi anni viene uccisa da Jon. Drogon, soffrendo per la perdita di sua madre, brucia il trono di spade e vola via lontano. Jon viene fatto prigioniero e Tyrion, chiamato a giudizio da Verme Grigio, viene portato al cospetto dei Lord e delle Lady di Westeros, cioè Arya, Sansa, Bran, Edmure Tully, Brienne, alcuni Martell, Ser Davos, Yara Greyjoy, Gendry e Robin Arryn.

Dopo il tentativo fallito di Sam di creare la democrazia, Tyrion li convince a nominare re Bran: l'uomo con la storia migliore di tutte (?), lo spezzato, la memoria del mondo. Il più giovane degli Stark, che fino a poco tempo prima non aveva proferito parola, risponde: "e secondo te perché sono arrivato fin qui?". A questo punto, tutti accettano la proposta, eccetto Sansa che dichiara l'indipendenza di Grande Inverno. Bran, il glaciale re degli ormai Sei Regni, sorride sornione pensando che alla fine ci ha visto lungo e nomina Tyrion suo consigliere. Per accontentare Verme Grigio e gli Immacolati, rimasti senza una Regina, Jon viene implicitamente esiliato, messo a capo dei Guardiani della Notte e quindi condannato a una vita senza amore né gloria. Ma per fortuna a Castello Nero c'è Tormund ad aspettarlo e a portarlo via con sé e con i Bruti. Arya, che ormai è felice e serena, decide di scoprire cosa c'è ad ovest di Westeros. Brienne aggiorna Wikipedia e fine. 

Così, un sipario nero cade su tutti loro, lasciando noi, dall'altra parte dello schermo, disperatamente basiti e felici solo di aver visto Jon accarezzare Ghost. Adesso, invece di firmare una petizione per riscrivere l'ultima stagione, verrebbe voglia di vedere Benioff e Weiss rifare la camminata della vergogna di Cersei. Shame. Shame. Shame.



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento