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"Il miracolo mi ha salvato dalla stanchezza dello scrittore solitario": Niccolò Ammaniti racconta la sua serie

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Otto puntate per Sky su una Madonna che piange sangue.

"Il miracolo mi ha salvato dalla stanchezza dello scrittore solitario": Niccolò Ammaniti racconta la sua serie

Una scia liquida che finisce con una goccia bella rotonda, appena allungata verso il basso e di colore rosso vivo. Il manifesto de Il miracolo, nuova serie di Sky Atlantic prodotta da Wildside, in onda dall’8 maggio in otto puntate, ci porta in pieno nell’immaginario di un gruppo ristretto di persone delle istituzioni alle prese con un segreto sconvolgente: una Madonna che lacrima sangue. Non ci sono dubbi, la scienza ammette che quei 9 litri di sangue all’ora che scendono dagli occhi di una dozzinale statuetta mariana di plastica non sono un fenomeno fisicamente spiegabile. La cura ossessiva con cui Niccolò Ammaniti ha scelto personalmente il giusto colore e consistenza non stupirà i lettori di questo scrittore che passa ora alla regia, oltre alla sceneggiatura insieme a Francesca Marciano, Francesca Manieri e Stefano Bises. Non solo, è anche showrunner di questa sua creazione originale, lui che ha visto già ben 5 dei suoi 7 romanzi adattati per il cinema. Nel cast salutiamo visi per lo più nuovi, tutti all'altezza: Guido Caprino, Tommaso Ragno, Elena Lietti, Lorenza Indovina, Alba Rohrwacher, Sergio Albelli.

Le prime due puntate, mostrate in mattinata alla stampa, promettono molto bene, tanto che in Sky già parlano di una seconda stagione come molto probabile, ‘anche se non subito, stiamo parlando non Niccolò di altri progetti’, secondo Nils Hartman, direttore delle produzioni originali del broadcaster. Nel frattempo Ammaniti racconta come questa volta sia stato ben diverso rispetto a quando, una volta finito il libro, la possibilità di un adattamento era secondario, “qui era un’idea originale, una cosa che non avevo mai fatto e non avrei accettato di abbandonare l’idea senza arrivare fino in fondo. Poche volte ho pensato che il cinema potesse rappresentare, meglio della scrittura, una mia idea. L’immagine di partenza è stata la piscina in cui deporre la statua della madonnina piangente, ma per trovare quella giusta abbiamo girato per tutta Roma, e alla fine l’abbiamo trovata a Parma. Non volevo si vedessero gli effetti speciali, doveva risultare vero, abbiamo trascorso notti insonni per decidere come mettere con precisione la statua e far cadere il sangue. Dopo mesi di lavoro ho avuto la conferma come solo una serie che avesse lo spessore del cinema poteva trasmettere la forza del sangue, un romanzo non sarebbe stata la stessa cosa”.

Sicuramente non facile è stato l’esordio dietro alla macchina da presa per Ammaniti, visto che ‘non sapevo neanche quanto fosse grande un carrello e se passava per una porta’, anche perché la regia è firmata insieme anche a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini. Ognuno di loro ha seguito dei personaggi in particolare, e in ogni episodio c’è del materiale girato da tutti e tre. “Abbiamo dovuto trovare piano piano una grammatica comune. L’amalgama è arrivato poi con la musica, la fotografia; vedendo la serie credo che nessuno possa dire questo è stato girato da me o da lui. Il lavoro di scrittura è stato divertente, avevo già lavorato con Francesca Marciano per Bertolucci. Mi sento come se avessi finito l’infanzia, età in cui hai la capacità di giocare da solo con poco tipica dei bambini, ora sono passato all’adolescenza e alla condivisione con gli altri, ammetto che ero stanco di scrivere libri da solo e tendevo nelle storie verso l’Apocalisse, come in Anna, in cerca della luce nel buio. Qui ho scoperto come sia meraviglioso condividere delle idee, ognuno con le sue competenze. Lo scrittore ha una percezione legata ai sogni, alla memoria, a uno spazio di 360°, invece nel cinema lo si deve scomporre. Ero terrorizzato dal non sapere a chi dare il punto di vista. È stato un privilegio iniziare a 50 anni, grazie a tutti per avermi dato una nuova vita, non so se proseguirò o tornerò a fare lo scrittore, dopo il culo senza precedenti che mi sono fatto con Il miracolo”.

Alla sollecitazione sul suo punto di vista religioso, all’interno della serie, lo showrunner sposta l’attenzione sui suoi personaggi, “ognuno dei quali reagisce in maniera diversa all’accertato miracolo che irrompe nelle loro vite, ma rimane tenuto segreto all’opinione pubblica. Il tutto negli otto giorni in cui si sviluppano le otto puntate. Non entro sul mio rapporto con la fede, volevo porre delle persone molto diverse nei confronti di una situazione limite. Interessante, ad esempio, è vedere come uno scienziato, l’ematologa Sandra interpretata da Alba Rohrwacher, reagisce in una situazione del genere. Cosa può fare, se non testimoniare l’esistenza di qualcosa che va oltre e quindi cominciare a credere, iniziando una sorta di sperimentazione con la madre molto malata. Il primo ministro, Guido Caprino, si domanda perché sia capitato proprio a lui, se ha sbagliato e in cosa, proprio in un momento delicato in cui è in vista un referendum per far uscire l’Italia dall’Europa”.

Ampio spazio a una colonna sonora tanto varia quanto affascinante, su cui Ammaniti non ha voluto sentire ragioni: “Alla fine la musica è stato il motivo principale per cui ho fatto questa serie, da sempre invidiavo i registi che potevano scegliere come volevano, da bambino sostitutivo nei film le musiche originali con altre scelte da me. Ho detto subito ai produttori: sulle musiche non sento ragioni, spenderò un sacco di soldi, e devo dire che mi hanno seguito. Gran parte dei brani erano presenti già in sceneggiatura, poi per fare da collante ho scelto le sonorità ambient di Murcof.”

Il miracolo andrà in onda dall’8 maggio su Sky Atlantic.




  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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