House of the Dragon, la recensione del finale: Siamo solo all'inizio di una guerra epica

24 ottobre 2022
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La prima stagione dello spin-off de Il Trono di Spade si è conclusa dimostrando di essere più matura, sfaccettata e intima della serie madre: il nostro commento.

House of the Dragon, la recensione del finale: Siamo solo all'inizio di una guerra epica

Si dice che i Targaryen siano più simili agli dei che agli uomini, ricorda Rhaenyra Targaryen (Emma D'Arcy) nell'ultimo episodio di House of the Dragon (in Italia disponibile in esclusiva su Sky e in streaming su NOW). Eppure, solo due secoli dopo, nella serie madre Il Trono di Spade si dirà che "quando nasce un Targaryen, gli dei lanciano una moneta". Perché i cavalcatori di draghi, fieri discendenti della stirpe Valyriana, sanno essere coraggiosi eroi e meschini calcolatori, fedeli compagni e folli cavalieri, pacifici re e guerrieri vendicativi. E House of the Dragon, una delle serie fantasy più attese dell'anno, ci ha mostrato come i personaggi nati dalla penna di George R.R. Martin non possono essere dati mai per scontati. E proprio questa scrittura a tutto tondo ci ha restituito protagonisti incredibilmente affascinanti e un cast ugualmente centrato: due dei punti di forza di una serie che ci ha tenuti innegabilmente incollati allo schermo per dieci settimane. Ora il concitato finale, arrivato dopo nove episodi di alti e bassi, cambi di attori e salti temporali, prepara il terreno a una seconda stagione ancora più promettente.

Un finale che scatena la Danza dei draghi, letteralmente

Sebbene House of the Dragon sia stata costruita come una serie corale in cui tutti i personaggi ricevono la medesima attenzione, è innegabile che la vera protagonista del finale sia Rhaenyra Targaryen interpretata dall'eccellente Emma D'Arcy. L'episodio inizia e finisce con lei. Incoronata regina dalla sua fazione (i Neri) dopo aver appreso la notizia della morte di suo padre Viserys (Paddy Considine), la nuova sovrana dei Sette Regni vorrebbe evitare la guerra con i Verdi, Alicent (Olivia Cooke) e Otto Hightower (Rhys Ifans) che hanno acclamato re il primogenito maschio di Viserys, Aegon (Tom Glynn-Carney). "Quando i draghi volavano in guerra, tutto bruciava. Non voglio regnare su un regno di cenere e ossa", dice Rhaenyra riferendosi alle battaglie dell'Antica Valyria. Ma le sue migliori intenzioni vanno letteralmente in fumo quando suo figlio Lucerys "Luke" Velaryon (Elliot Grihault) arriva a Capo Tempesta per chiedere il sostegno di Lord Borros Baratheon (Roger Evans). Lì trova lo zio Aemond Targaryen (Ewan Mitchell) arrivato prima di lui: inizia un alterco tra i due che prosegue con una battaglia tra i cieli tempestosi di Capo Tempesta. Luke e Aemond perdono il controllo dei loro draghi, l'agile Arrax e il maestoso Vhagar, il drago più grande vivente dei Sette Regni. Luke, attaccato da Vhagar, precipita in mare e muore. È la prima vittima illustre della Danza dei draghi, la guerra civile ormai inevitabile tra i Neri e i Verdi.

House of the Dragon

Rhaenyra Targaryen: Regina, ma anche madre

Con un eccellente ed evocativo parallelismo, per Rhaenyra il finale di stagione inizia e si conclude con la perdita di un figlio: a inizio episodio ha un aborto spontaneo causato dal dolore per la perdita del padre e dalla preoccupazione per la guerra alle porte. Alla fine piange Luke e mostra tutto il profondo dolore di una madre (solo lodi a Emma D'Arcy per il suo sublime lavoro sul personaggio). È solo in quel momento che diventa, a tutti gli effetti, la Regina Nera del titolo dell'episodio. Nera di abiti e di spirito, mostra solo allora il suo sguardo più vendicativo di sempre. Come una moderna Andromaca, la moglie di Ettore che nella mitologia greca deve sopportare la morte del suo unico figlio Astianatte per mano di Achille, diventa - questo il significato letterale del nome - "colei che combatte gli uomini". Una guerriera.

House of the Dragon

House of the Dragon: Una questione di famiglia

House of the Dragon ha mantenuto le promesse dimostrando di essere prima di tutto un grande affresco familiare. A differenza de Il Trono di Spade, ci ha fatto entrare subito in sintonia con i personaggi mostrandosi intima e viscerale (a volte fin troppo: le lunghe e strazianti scene di parto mostrate in più di un'occasione sono sembrate talvolta pornografia del dolore. Come dice Aemma a sua figlia nel primo episodio, "Il malessere che vedi è il modo in cui noi donne serviamo il reame. Il parto è il nostro campo di battaglia". Ma forse gli sceneggiatori si sono lasciati prendere la mano).

House of the Dragon

Ma qui non si tratta di una guerra tra casate: è una questione di famiglia e questi Targaryen sono esseri umani piegati ora dal senso del dovere, ora dalle ambizioni ("Gli dei devono ancora creare un uomo che non abbia pazienza per il potere assoluto", osserva Otto Hightower in uno dei primi episodi). Non sempre la serie è andata avanti in modo fluido. Alcuni episodi hanno funzionato meglio, altri meno (ci si aspettava decisamente di più dal nono episodio, tradizionalmente quello che rendeva memorabile ogni stagione de Il Trono di Spade). Meno "aperta" e più claustrofobica della serie madre, ha mostrato lentezza in alcune occasioni. Inoltre, i frequenti salti temporali e i conseguenti cambi di cast hanno richiesto agli spettatori una fiducia e un'attenzione particolari. Ma la ricchezza produttiva (il budget di HBO pari a circa 20 milioni di dollari a episodio, 5 in più rispetto alla cifra impiegata per gli episodi dell'ultima stagione de Il Trono di Spade), gli ottimi interpreti (il Viserys di Paddy Considine è stato considerato da George R.R. Martin migliore di quello dei suoi libri) e soprattutto una storia che non ci presenta i soliti eroi e villain per cui fare il tifo hanno reso questa prima stagione di House of the Dragon un appuntamento imperdibile per gli amanti del fantasy. E siamo solo all'inizio.



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  • Appassionata di Serie TV e telespettatrice critica e curiosa
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