X-Men: Dark Phoenix Recensione

Titolo originale: X-Men: Dark Phoenix

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X-Men Dark Phoenix: recensione dei mutanti ormai pronti a cambiare faccia

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X-Men Dark Phoenix: recensione dei mutanti ormai pronti a cambiare faccia

Il dodicesimo film della saga dei personaggi degli X-Men (inclusi gli assoli di Wolverine e Deadpool) è un film asciutto le cui ambizioni sono quelle di raccontare una storia in modo diretto ed essenziale. E non si tratta certo di una storia qualunque, perché quella della Fenice è una delle serie più popolari e apprezzate dei fumetti Marvel. Apparsa sugli albi degli X-Men per la prima volta a metà degli anni 70, questa informe entità cosmica può possedere i corpi di creature particolarmente dotate, ne annienta le volontà per imporre le proprie e portare avanti progetti di creazione e distruzione di popolazioni e pianeti.  Jean Grey è stata il primo personaggio ad essere posseduto dalla Fenice, nominata in seguito Fenice Nera per la prevalenza di un'indole maligna.

Dopo un accenno alla Fenice sul finale di X-Men 2 e una sottotrama in X-Men: Conflitto finale, X-Men: Dark Phoenix esplora questo versante narrativo mettendo da parte giustamente tutti gli argomenti trattati dalla saga fino ad oggi. Niente discriminazione dei mutanti né guerre tra Magneto e il Professor X, temi già ampiamente approfonditi i quali qui si percepiscono appena e si dà per inteso che siano assimilati dal pubblico.
Lo script di Simon Kinberg, autore e produttore degli X-Men fin da Conflitto finale che con Dark Phoenix esordisce alla regia, va dritto al cuore tormentato di Jean Grey. Interpretato con intensità dalla Sophie Turner di Game of Thrones, il personaggio vive sull'affilato dualismo tra il bene e il male, una lotta interiore in cui l'autocontrollo non sempre riesce a prevalere. Jean Grey sprofonda nel senso di colpa per la malvagità che da lei stessa suo malgrado scaturisce, portandola a diventare il pericolo numero uno per tutti.

Gli X-Men della scuola del Professor X risanano i dissapori con Magneto e i suoi seguaci, esiliati in un'isola che rappresenta una sorta di Terra Promessa. Con i limiti imposti dalla sua natura di opera commerciale, il film tocca le ragioni per cui qualcuno senta il bisogno di produrre il male e lo fa quando Jean Grey, nel tentativo di comprendere cosa le stia accandendo, si rivolge all'unico altro personaggio tormentato abbastanza da poterle dare una spiegazione: Magneto. Provocare dolore poteva essere un modo per placare il proprio, dice il mutante che controlla il metallo, salvo poi arrendersi di fronte all'evidenza che non funziona così.
La sofferenza produce sofferenza e a volte per interrompere questo circolo vizioso serve una decisione estrema. A contrasto di questo fardello emotivo, il regista pone un nemico più "tradizionale", la razza aliena priva di sentimenti con a capo l'algida figura di Jessica Chastain, il cui unico obiettivo è quello di impossessarsi del potere generato dall'entità cosmica.

Il film si presenta in modo schietto, privo di caratterizzazioni stilistiche tanto nella sostanza quanto nella forma. Il regista conosce bene il mondo che è stato raccontato e tralascia tutto ciò che non ritiene importante, come l'ambientazione della storia negli anni 90 che quasi nemmeno si coglie.
Considerando che nell'ormai lontano 2000 X-Men è stato il primo titolo a dare credibilità ai supereroi, protagonisti di un genere oggi florido, e che fior di interpreti si sono alternati sul palcoscenico mutante, da Ian McKellen a Michael Fassbender, da Patrick Stewart a James McAvoy, da Jennifer Lawrence a Hugh Jackman, solo per citare i più celebri, X-Men: Dark Phoenix è una intelligente chiusura del cerchio. Anche grazie all'impegno degli attori che hanno onorato i loro alter ego, il film rispetta contemporaneamente ciò che è stato e ciò che sarà, qualunque sia il futuro di rinnovamento che attende questi personaggi Marvel.

X-Men: Dark Phoenix
Il Nuovo Trailer Italiano del Film - HD
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Antonio Bracco
  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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