Wild - la recensione dell'avventuroso viaggio con protagonista Reese Witherspoon

29 novembre 2014
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Un film scritto da Nick Hornby e diretto da Jean-Marc Vallée.

Wild - la recensione dell'avventuroso viaggio con protagonista Reese Witherspoon

La cultura americana è fondata sul viaggio come frontiera fisica ed esistenziale. I pionieri erano persone alla ricerca di un cambiamento nella loro vita. Non stupisce quindi che queste tematiche siano un archetipo del cinema o della letteratura americana, tanto che talvolta non si capisce fino a che punto chi cerca un’esperienza estrema per purgarsi e ricominciare non agisca per emulazione o per reale volontà. In ogni caso Cheryl Strayed ne ha passate tante nella sua vita e ha voluto raccontarle in un libro che Reese Witherspoon ha letto avidamente e lottato per portare sul grande schermo. L’attrice ormai fa pochi film, ma bisogna dire che si ritaglia dei ruoli significativi e di grande appeal per la stagione dei premi. Dopo l'Oscar per Quando l’amore brucia l’anima con Wild si candida per un riconoscimento importante.

Da tempo anche produttrice, la Witherspoon ha scelto l’emergente regista di Dallas Buyers Club, Jean-Marc Vallée, e affidato l’adattamento del libro di memorie della Strayed a Nick Hornby. Una cosa sicuramente l’ha ottenuta, un’attenzione particolare alla musica, vista la comprovata abilità dei due nel campo.

Cheryl decide di affrontare uno dei percorsi di trekking più affascinanti ed estenuanti: la Pacific Crest Trail, dal Messico al Canada per 4000 km, a piedi e senza particolare allenamento. La troviamo già provata, i piedi massacrati, nel mezzo delle montagne. Vallée nel corso del film ci svela i dettagli della sua vita, le ragioni che l’hanno spinta fino a lì, la morte fulminea della madre per un tumore, il divorzio dal marito per la sua reazione al lutto sconsiderata, fra droghe e tradimenti. Ha perso ogni speranza e affidandosi al ricordo della madre, con la sua forza e la sua generosità nel mettere i figli nelle migliori condizioni per avere una vita migliore, si fa forza per cercare dentro di sé le energie per ricominciare.

Al contrario di Into the Wild, viaggio definitivo alla scoperta della natura, o altri film di questo genere, che raccontano di esperienze estreme orientate a ricostruire un rapporto con qualcuno rimasto nella civiltà, Wild è la proiezione interiore di una donna che si lascia alle spalle la sua vita e il suo passato e vuole guarire da una ferita interna. Un percorso che grazie alla convincente messa in scena possiede un ritmo appassionante, alterna visioni oniriche a esperienze sensoriali forti, flashback sulle persone che ha amato, su di lei bambina, sulla musica e i libri che l’hanno segnata. Lungo il cammino gli incontri che fa la segnano e proseguono il percorso di formattazione emotiva, una tabula rasa con l’effetto memoria dei ricordi positivi, per poter trovare un senso nuovo alla sua vita una volta arrivata alla fine del percorso.

In Wild, al contrario dell’affine Tracks , non è il paesaggio che circonda la nostra camminatrice a contare, o la visione realistica delle condizioni estreme in cui si trova, quelle sono il condimento per un percorso a ritroso che ci allontana dal cammino e ci porta nel dolore vissuto da Cheryl. La ferita viene suturata in parallelo a una ritrovata autostima, al superamento del senso di colpa per aver distrutto il suo matrimonio. Peccato che emerga nella scena conclusiva quella tendenza alla retorica semplicistica che ha contraddistinto gli ultimi romanzi dello sceneggiatore, Nick Hornby.





  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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