Wendell & Wild, la recensione dello stralunato film di Henry Selick e Jordan Peele

23 novembre 2022
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Il regista di Coraline e il lanciatissimo Jordan Peele uniscono le loro forze per un grottesco lungometraggio in stop-motion targato Netflix. Nella nostra recensione ci chiediamo come sia andata.

Wendell & Wild, la recensione dello stralunato film di Henry Selick e Jordan Peele

Kat ha causato con un stupido incidente la morte dei suoi genitori. Da allora è diventata un'orfana "ragazzina difficile", che alla fine approda in una scuola cattolica che sopravvive, non senza cinismo, con i fondi per il recupero dei casi disperati. Qui però scopre di essere in grado, così come Sorella Helly, di vedere e comunicare con i demoni dell'aldilà. Due in particolare, gli imbranati Wendell & Wild, vorrebbero usarla per scappare sulla Terra e coronare il loro sogno: lanciare un grande parco di divertimenti, migliore di quello che gestiscono per le anime dannate.

Valeva la pena di soffermarsi sulla premessa narrativa di Wendell & Wild, ultima fatica animata in stop-motion di Henry Selick, indimenticabile regista di Nightmare Before Christmas e Coraline e la porta magica. Perché non si può certo dire di questo lungometraggio che non cerchi l'originalità, anzi: lo svolgimento della vicenda, la caratterizzazione dei personaggi, sembrano mischiare in chiave anarchica stereotipi caratteriali di film di diverso tipo, in un calderone delirante che fa di certo simpatia, ma che forse non riesce a indirizzare la sua eccentricità in un coinvolgimento emotivo costante di chi guarda. Non che questo gli impedisca di farsi apprezzare nei dettagli.

Wendell & Wild ha preso vita da un progetto per un libro illustrato mai pubblicato, creato dallo stesso Selick con Clay McLeod. L'idea arriva però a noi come film, grazie all'interessamento di Jordan Peele, autore di horror ormai conclamato con Scappa - Get Out, Noi e l'ultimo Nope. Il progetto era tuttavia nato nel 2015, prima che Peele perseguisse la sua vocazione registica, quindi Jordan in questo caso pencola ancora sulla sua natura di commediante, collaborando alla sceneggiatura e doppiando in originale Wild, mentre Wendell è affidato a Keegan-Michael Key, l'altra metà del duo comico Kay-Peele. Certamente l'Oscar per Get Out nel 2018 ha contribuito a calamitare i finanziamenti di Netflix, e a far tornare in pista un autore come Selick, che necessità di una certa libertà produttiva per dare forma alle sue visioni.

È divertente vedere come le due anime del film, il grottesco di Selick e la satira di Peele, si contendono la scena. Grato ma anche un po' stanco di essere confuso con Burton, più delicato di lui, Selick si concede di essere un po' sadico e dissacrante, dirigendosi in territori dove altre major non gli permetterebbero di andare. Il patetico e gretto Padre Best incarna il lato venale dell'istituzione Chiesa, ed è cattivissima la presa in giro del legame tra questa scuola cattolica e i finanziamenti degli affaristi (e assassini!) Klaxon, dal sapore trumpiano. Peele sa dove colpire nel copione, illustrando bene le sue idee sul business della rieducazione e del reinserimento, dove ai "disagiati" non viene data una vera chance di ricostruirsi, e un altro tipo di chance, quella economica, è colta da altri. Selick fornisce a Peele un salto di qualità visionario, donando il suo immaginario allucinato alla caratterizzazione black di una gran parte del cast, con una menzione d'onore per il demonio Buffalo Belzer, papà di Wendell & Wild, ossessionato dalla caduta degli orridi capelli e ben doppiato in originale da Ving Rhames.

Wendell & Wild si fa seguire perché sa sorprenderti, anche se come si diceva la tenuta dell'insieme non è a prova di bomba. La difficile elaborazione del lutto è un bel tema, ma l'equilibrio tra visioni mostruose e grette motivazioni terrene costringe a un andirivieni tra le suddette due anime del film, Selick-Peele. Andar dietro ai saliscendi della trama e dei tanti (forse troppi?) personaggi non giova all'abbandono fantastico totale, per il quale tutto il film sarebbe in teoria pure costruito. L'animazione in stop-motion è precisa, articolata e irreprensibile, ma incanta davvero solo in pochi casi, come nell'aldilà col citato Buffalo Belzer, o in alcune soluzioni che negano la prospettiva, dove agiscono i personaggi dal design più ispirato, meno lineare e prevedibile. Wendell & Wild non è un film qualsiasi, e questo basterebbe a giustificarne la visione, solo non rappresenta l'apice dei due autori, pur incarnandone bene le poetiche.

Wendell and Wild
Il Teaser Trailer Italiano Ufficiale del Film Netflix - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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