We Can Be Heroes: la recensione

25 dicembre 2020
3 di 5

Se gli Heroics (che sono gli Avengers riletti da Robert Rodriguez) vengono catturati tutti dagli alieni cattivi che vogliono attaccare il pianeta, sono i loro figli a dover intervenire. Un'avventura sulla falsariga della serie di Spy Kids in streaming su Netflix dal 25 dicembre. La recensione di Federico Gironi.

We Can Be Heroes: la recensione

Il canovaccio è quello di Spy Kids, coi supereroi al posto delle spie.
Perché quando gli alieni cattivi arrivano dallo spazio e catturano gli Heroics, che poi sarebbero gli Avengers in salsa rodrigueziana, toccherà ai loro figli, dotati o meno di superpoteri, darsi da fare per salvare loro e il pianeta, cercando di essere meno litigiosi tra loro dei genitori.
E anche lo stile del racconto, e quello delle immagini proposte da Robert Rodriguez in We Can Be Heroes, è quello della saga di Spy Kids, e delle Avventure di Sharkboy e Lavagirl, che poi sarebbero pure due degli Heroics, e la loro irrefrenabile figlioletta è uno dei personaggi più divertenti del film.
Inutile, insomma, aspettarsi qualcosa di più di un film semplice, cartoonesco (questa volta lo spirito dei Looney Tunes si sente abbastanza evidente), e avventuroso in maniera semplice e senza troppe pretese.

La materia, però, Rodriguez la maneggia bene, oramai lo sappiamo. Forse fin troppo, nel senso di alcuni sbandamenti dovuti al pilota automatico.
Dalla sua, questo We Can Be Heroes ha la caratterizzazione di molti dei personaggi, e delle dinamiche tutto sommato divertenti tra i protagonisti. Ha attori adulti come Pedro Pascal, e una Priyanka Chopra che diverte e si diverte. Ha la voglia di giocare col cinema di supereroi (con riferimenti che, oltre agli Avengers, toccano anche i Fantastici 4, e gli X-Men) e di divertirsi senza troppi problemi.
Come accade però di recente a Rodriguez in questo genere di film, questo divertirsi comporta da un lato la voglia di strafare un po', e dall'altro l'incapacità di tenere il racconto compatto e sempre coinvolgente. Ma sappiamo che questa è la deriva che ha preso nei suoi ultimi film per bambini (che apprezzano), e che è piuttosto estrema. Prendere o lasciare.

Non manca il messaggio edificante, che non è mai troppo retorico né sfacciato: la necessità di imparare a vincere le proprie insicurezze, e di farlo grazie all'aiuto degli altri, al lavoro di squadra, invece che attraverso l'egoismo un po' spaccone. E poi, questa volta, il tema dei bambini che salvano gli adulti assume una valenza più ampia, direi quasi sociale e planetaria.
Curioso allora, da questo punto di vista, che We Can Be Heroes racconti, in fin dei conti, un fallimento della gestione adulta del nostro pianeta che suona assai simile a quello di un altro film di questo strano Natale 2020, apparentemente molto diverso come il The Midnight Sky di George Clooney.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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