We Are Your Friends: recensione del film con Zac Efron sulla EDM

16 settembre 2015
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Una storia di formazione ambientato sulla scena della musica elettronica di L.A.

We Are Your Friends: recensione del film con Zac Efron sulla EDM

Sono diversi gli elementi interessanti e in parte riusciti in un film come We Are Your Friends, che racconta la vita quotidiana di 4 amici un po' sfigati della San Fernando Valley, ex capitale mondiale del porno, che guarda a Hollywood come a un sogno ingannevolmente vicino.

Il primo è proprio l'ambientazione contemporanea e giovanile in un mondo – quello riassunto nel (troppo generico) acronimo EDM per Electronic Dance Music – che è il punto di riferimento musicale per una vasta e crescente porzione di ragazzi che la preferisce ad altre sonorità, il pubblico che frequenta le discoteche e i concerti all'aperto coi dj set e che è raro vedere rappresentato sullo schermo. We Are Your Friends non ha, per carità, le ambizioni e lo spessore di Eden e anche il tipo di musica di cui parla è più popolare e commerciale dell'electro francese, anche se c'è un breve accenno (verbale) alle cose belle che si fanno a Parigi nel settore, oltre al titolo che rimanda a un mix dei Simian fatto dal duo dei Justice.

Se l'etichetta EDM oggi si usa genericamente per accomunare - erroneamente - esperienze molto diverse tra loro come la house,  la dubstep, il big beat e il trip hop e artisti come i Daft Punk, i Prodigy, i Chemical Brothers, i Massive Attack, Fatboy Slim da un lato e l'elettronica dance di Avicii, Skrillex e David Guetta dall'altro, la musica di cui parla il film è essenzialmente quella ballabile, quella che fa pulsare all'unisono (magari con qualche aiutino alcolico e chimico) i cuori di centinaia di migliaia di persone, come una divertente parte del film illustra con un efficace effetto grafico.

Nella storia raccontata non c'è, al di fuori del contesto, molto altro di originale: il film rientra a pieno titolo nella tradizione del tipico racconto di formazione, con un gruppo di amici cresciuti insieme le cui strade sono destinate a separarsi, false partenze, un mentore che esalta e delude, l'amore contrastato, errori e tragiche perdite lungo la via che portano il giovane a altruista protagonista a un successo ottenuto grazie a un animo puro, capace di recepire le lezioni della vita e riscattarsi dai propri errori e soprattutto in grado di scoprire la propria track, nei suoni che accompagnano la sua vita.

La regia del debuttante Max Joseph dimostra la sua esperienza nei linguaggi contemporanei e nell'estetica giovanilistica, fatta in pubblicità e soprattutto col reality di MTV Catfish. Il film è tutt'altro che piatto ma vive di contaminazioni e trovate (magari a volte un po' buttate lì) e usa in modo sapiente gli slogan senza eccessive cadute di ritmo. Sono indovinati e credibil i giovani protagonisti affiancati dagli adulti Wes Bentley (il dj di successo che si è venduto l'anima) e dall'ultimamente onnipresente Jon Bernthal, qui immobiliarista senza scrupoli.

A Zac Efron (pur dimagrito per il ruolo) manca un po' il fascino maudit e l'aria patita di chi vive e lavora la notte, ma del resto, come il finale non manca di sottolineare, lui è davvero un bravo ragazzo. Efficace - nel suo genere -  la colonna sonora, per un film che non è riuscito a catturare il suo pubblico di riferimento in patria ma chissà, potrebbe avere un'accoglienza diversa e mgliore in Europa.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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