Wasp Network: la recensione del thriller di spionaggio di Olivier Assayas in concorso al Festival di Venezia 2019

01 settembre 2019
3.5 di 5
20

Penelope Cruz e Edgar Ramirez al centro di una storia vera fra Florida e Cuba negli anni '90.

Wasp Network: la recensione del thriller di spionaggio di Olivier Assayas in concorso al Festival di Venezia 2019

Olivier Assayas non è certo un autore che ama ripetersi. Dopo il parlatissimo, e bellissimo, Il gioco delle coppie, chiuso dei salotti estivi e invernali del mondo editoriale parigino, parte per Cuba, tornando a una narrazione ad ampio respiro che potrebbe far pensare alla sua miniserie Carlos. Solo che qui c’è decisamente più empatia per i protagonisti raccontati, oltre a una dose sofisticata e molto godibile di ironia con cui racconta le vicende parallele, ma molto diverse, con cui alcuni cubani scapparono negli anni ’90 dal regime castrista. In realtà, lo scopriranno dopo essersi conosciuti nella comunità cubana anticastrista dell’esilio di Miami, almeno un paio di questi condividevano più cose di quanto immaginassero. La vicenda è ispirato a fatti reali, raccontati in un libro dall'efficace titolo: The Last Soldiers of the Cold War.

René (Edgar Ramirez, già protagonista del Carlos di Assayas) è un pilota de L’Havana, un giorno ruba l’aereo su cui fa servizio e se ne va a Cuba, lasciandosi alle spalle una moglie (Penelope Cruz) e una figlia di 6 anni, e comincia una nuova vita a Miami, accolto con calore dalla potente associazione degli esiliati che tramano per destituire Castro, la CANF. Siamo nel 1991, e presto seguiranno altre defezioni in serie, con un’ondata di zattere piene di disperati che cercarono di arrivare sulla costa della Florida. Uno stato da sempre cruciale per le presidenziali americane, un cosiddetto swing state, i cui grandi elettori sono spesso in bilico e cruciali per segnare una vittoria del candidato repubblicano o di quello democratico. Motivo per il quale l’importante comunità anticastrista, con il suo carico di voti, non può essere troppo scocciata dal governo o dall’FBI, specie in quegli anni ’90. 

Assayas crea un intricato mondo in cui si confrontano il governo comunista al potere con i dissidenti che creano una vera ragnatela alternativa, che non si risparmia mezzi terroristici per mettere in crisi, agli occhi della popolazione interna e del mondo, il regime. Il tutto nel silenzio complice americano. Senza svelare troppo, è presto chiaro che alcuni dei cubani fuggiti sono in realtà agenti segreti, mandati per infiltrare le fila degli “controrivoluzionari” sul territorio americano, in modo da anticipare i loro attacchi. Il paradosso, uno degli elementi di interesse di questa appassionante vicenda, è che ci mostra come i primi a compiere degli attentati terroristici, attaccando contemporaneamente più obiettivi turistici, specie alberghi, siano stati proprio i cubano americani partiti da Miami.

Senza preconcetti né visioni idelogiche, Assayas ci mostra i fatti per come avvennero, alimentandone gli aspetti paradossali, ma fondamentalmente raccontando chi rischiò in prima persona, insieme ai loro familiari, per cercare di tamponare questi attacchi. Compiendo, in questo modo, più che attività di spionaggio all’estero, in America, del mero contro spionaggio interno a Cuba, cercando di frenare gli attacchi violenti che gli americani lasciarono passare con un ghigno figlio di decenni di lotta contro il regime castrista. Wasp fu il nome di questa rete, che vuol dire vespa, ma come siglia identifica i bianchi anglosassoni che rappresentano gli eredi dei padri pellegrini fondatori della nazione americana. 

I Cuban Five, così sono passati alla storia, vennero arrestati nel 1998. Assayas ci racconta la loro storia, ognuno con il proprio carattere e la forza prevalente o meno delle motivazioni ideali, in un film che parte con le marce basse, creando una sorta di spirale che si stringe sempre di più, verso una parte finale davvero coinvolgente e appagante. Uno sguardo analitico su un mondo ormai sparito, analogico, ai confini con l’edonismo degli anni ’90 alla Miami Vice, in cui anche lo spionaggio era lontano dalle tecniche impersonali e digitali e metteva ancora di fronte esseri umani, addestramenti lunghi anni e scelte patriottiche coraggiose e che segnavano una vita intera. Come dice la moglie di uno dei transfughi, la splendida Ana de Armas, unica vera cubana, vista in Blade Runner 2049, prendendosela con un enorme attrezzo allora quasi introvabile che il marito aveva sempre in mano: a che serve il telefono cellulare, quando tutti si fanno bastare il cercapersone?

Wasp Network
Clip Ufficiale del Film - Hd


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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