Warrior - la recensione del film con Tom Hardy e Nick Nolte

26 ottobre 2011
3.5 di 5

Nick Nolte nel film di Gavin O’Connor è un Capitano Achab in giro per la città, alla ricerca della sua balena bianca, del suo compito da portare a termine che possa farlo vivere gli ultimi anni da vecchio e stanco, ma sereno.

Warrior - la recensione del film con Tom Hardy e Nick Nolte

Warrior - la recensione

Nick Nolte nel film di Gavin O’Connor Warrior è un Capitano Achab in giro per la città, alla ricerca della sua balena bianca, del suo compito da portare a termine che possa farlo vivere gli ultimi anni da vecchio e stanco, ma sereno. Ascolta l’audiolibro del capolavoro di Melville e cerca di ricostruire un rapporto con i suoi due figli, due vittime del suo passato di alcolista che picchiava la moglie, nel frattempo morta. Due figli che lo hanno dimenticato, o almeno vorrebbero tanto farlo, pieni di ferite, che cercano di distanziarsi da lui il più possibile. Due fratelli, due scelte diverse. Uno è il favorito del padre che l’allenava come lottatore da giovane e da grande promessa è finito per scappare di casa con la madre accudendola nei suoi ultimi mesi di vita e riappare dopo essere stato coi marine in Iraq. L’altro si è creato una famiglia e per inseguire il sogno di una vita migliore per le figlie ha finito per comprarsi una villetta che ora non riesce più a pagare.

Un triangolo maschile, un rituale antico, quello dei cuccioli che si ribellano al padre, ma che ne sono inevitabilmente segnati per sempre. Antico come l’istinto di lottare, di diventare guerrieri per esprimere la propria personalità, per vincere gli ostacoli che si frappongono alla felicità. Sembra essere solo questo ad unirli, il bisogno di lottare, per di più in uno sport senza regole e brutale come quello della Mixed Martial Arts.
I due fratelli sono opposti anche nella lotta, uno rabbioso e violento picchiatore, l’altro incassatore e meno talentuoso, che si allena sulle note di Beethoven per puntare sulla calma in combattimento. La MMA è senza regole, ma dimostra come ci siano sempre tanti modi per vincere anche se sei più debole.

Warrior inizia come un dramma cupo su una famiglia che non è più tale, che è slabrata in microcosmi che si ignorano e pian piano diventa un film sportivo con i suoi rituali, le sue regole e le sue strizzate d’occhio un po’ facili e retoriche. Ma bisogna ammettere che Warrior ha un gran bel ritmo e questi due film non risultano altro che una naturale conseguenza e sviluppo l’uno dell’altro. Inizia assopito e apatico come i suoi protagonisti per poi esplodere con la violenza dei suoi incontri clou, con una cornice come Atlantic City così lontana dallo squallore delle periferie post industriali fra Philadelphia e Pittsburgh in cui vivono i protagonisti. Due piani diversi, la realtà e il sogno di una vita diversa.

Proprio in questo eterno tentativo di raggiungere un successo, sportivo, ma soprattutto esistenziale, il film sviluppa tutta la sua potenza con un crescendo che non può non ricordare Rocky.
Tom Hardy e Joel Edgerton sono i due convincenti protagonisti che riescono a trasmettere bene rabbia, potenza, ma anche disperazione esistenziale. Per Nick Nolte la figura del padre è una perfetta occasione per confermare le sue grandi capacità.
O’Connor ha ben unito in questo film il cinema sportivo affrontato nel 2004 in Miracle e il dramma di due fratelli “coltelli” che aveva raccontato in Pride and Glory.

Warrior
Il trailer italiano del film


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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