Wargames - Giochi di guerra, la recensione del film culto con Matthew Broderick

25 marzo 2020
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Wargames di John Badham con Matthew Broderick è l'istantanea di un'epoca in superficie, con tematiche eterne nella sostanza.

Wargames - Giochi di guerra, la recensione del film culto con Matthew Broderick

Primi anni Ottanta. Al NORAD (North American Aerospace Defense Command), in piena Guerra Fredda, si è deciso di non poter più delegare alla fallibilità umana la gestione degli armamenti nucleari: viene così impiegato in via sperimentale lo WOPR (War Operation Plan Response), un supercomputer in grado di valutare ogni parametro di un possibile conflitto. In un'altra parte degli States, il liceale David (Matthew Broderick) è un mago degli arcade e gioca anche a casa sua, con un pc collegato via modem a varie BBS. Hacker in erba, anche per far colpo sulla compagna di classe Jennifer (Ally Sheedy), si collega a quello che crede un gioco di strategia bellica: sta comunicando in realtà col WOPR...

C'è qualcosa di doppiamente toccante nel riscoprire Wargames - Giochi di guerra di John Badham: rivisto oggi, è un'istantanea nitidissima di un periodo storico al tempo angoscioso e affascinante, pionieristico. Allo stesso tempo, tuttavia, è un grido di allarme eterno. Wargames gronda anni Ottanta nel senso buono: per un curioso caso del destino, vide la luce quando stava per deflagrare la primi crisi del mercato del videogioco, proprio nel 1983, salvata (a livello culturale ma non ancora economico) dal diffondersi degli home computer e dall'informatica che si trasferiva nelle case. Scende la lacrima del nerd e del geek: David incarna le due anime dell'informatica di quegli anni, tra la sala giochi e le pareti di casa. David annuncia con il suo entusiasmo il futuro che fino a pochi anni prima pareva immaginario e si stava concretizzando nelle case, in quegli strani apparecchi programmabili di cui nel giro di vent'anni nessuno avrebbe potuto fare a meno. Col senno di poi, è ironica la fascinazione della bella Ally Sheedy per il maschio nerd (ma figo, licenza poetica): superato il periodo strettamente iniziale, in cui le donne furono partecipi incuriosite della moda videoludica, sarebbero passate generazioni prima che, solo ai giorni nostri, il nerdismo non schifasse più il gentil sesso: ora non lo disdegna, rivendicando il proprio contributo ai fandom e alle ossessioni un tempo maschili.

Wargames comunque è anni Ottanta anche in senso meno buono. C'è voluta la pandemia di Coronavirus per far realizzare adesso a una generazione la vera paura di perdere la propria normalità: Wargames ci ricorda quanto, fino a poco oltre la metà degli anni Ottanta e fino all'avvento di Gorbaciov, il timore di una "guerra termonucleare globale" non fosse pura fantapolitica, ma una reale sensazione di possibile fine di ogni cosa. La disperazione di David, che realizza per l'Apocalisse imminente di non avere più tempo per imparare a fare ciò che ha sempre procrastinato, era forse lo strascico di angosce della II Guerra Mondiale, ma qui i nostalgismi per gli anni Ottanta c'entrano poco. E' un monito eterno, uno sprone all'umiltà che da esseri umani dovremmo ricordare.
Più che mai attuale è peraltro la riflessione sull'automazione e l'era digitale: oggi che finanche i nostri pensieri sono delegati a collettive banche dati e conseguenti algoritmi di organizzazione e di ricerca, il messaggio di Wargames ha tuttora un grande valore. Un valore non retrogrado, ma progressista e intelligente: nella sceneggiatura di Walter Parkes e Lawrence Lesker il supercomputer non è in sè il male, anzi. In esso il suo creatore ha riversato la frustrazione per la scomparsa prematura del suo bambino, ma non è riuscito a insegnargli ciò che il suo vero figlio avrebbe forse capito con facilità: la distinzione tra il reale e il virtuale. Relativamente facile per un essere umano, arduo per un'intelligenza artificiale: in alternativa, gli si insegnerà il concetto di "futilità", elementare eppure così spesso ignota agli uomini. Vogliamo ancora far finta che Wargames sia un film datato, attaccandoci a qualche calo di ritmo, avvertibile solo dalla nostra odierna fretta?



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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