War. La guerra desiderata: la recensione del film di Gianni Zanasi

17 ottobre 2022
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Zanasi continua a raccontare il caos dell'esistenza, ma questa volta con un fuoco determinato e furibondo sulla situazione sociale e antropologica che viviamo. Le ombre sono tante, ma le luci bastano. Presentato alla Festa del Cinema di Roma. Recensione di Federico Gironi.

War. La guerra desiderata: la recensione del film di Gianni Zanasi

Desiderata. Una guerra desiderata.
In questo sostantivo qui, nel sottotitolo sta il senso, penso, del nuovo film di Gianni Zanasi. Che davvero non ha niente a vedere con quello che sta succedendo in questi giorni in Ucraina, e non solo perché ce lo dice l’eloquente cartello che apre il film.
Non è nemmeno questione di preveggenza, con tutto il rispetto per l’acume dell’autore: è che quello che Zanasi racconta in War (la guerra desiderata, appunto) è qualcosa che con un conflitto bellico vero e proprio non ha niente a che vedere.

La guerra, o la minaccia della guerra, in realtà, servono al regista - che ha scritto anche il film, assieme a Lucio Pellegrini e Michele Pellegrini, nessun rapporto di parentela - per raccontare quella pulsione dell’animo umano che è sempre esistita e che in questi anni così complicati è diventata pervasiva e evidente: la pulsione allo sfogo aggressivo, alla prevaricazione, alla rivincita nei confronti delle propria, magari legittima, frustrazione attraverso l’uso della violenza. Fisica e non.
La guerra che racconta Zanasi, quella che si paventa tra Italia, Spagna e Francia, scaturita da un incidente, causato guarda un po’ dall’aggressività, è solo il tana libera tutti che sembra dare alle persone il permesso di sfogarsi ancora di più, e ancora più brutalmente.

War non fa sconti a nessuno.
Una inaspettata confessione del personaggio (minore) interpretato da Stefano Fresi racconta che dentro chiunque può emergere, inaspettato, un lato oscuro. Quello che abbraccia subito il frustratissimo Giuseppe Battiston, che da barista si improvvisa paramilitare. Quello contro il quale lotta costantemente un provatissimo Edoardo Leo, uno che come tanti di noi si trovava a lottare giorno dopo giorno contro le ingiustizie di questa vita e di questo paese (la burocrazia, le difficoltà economiche, il dominio arrogante dei politicanti, la mancanza di legami umani validi), e che, anche se lui non è capace di alzare le mani su nessuno, come dice a un certo punto, si lascia sedurre dalla possibilità della violenza.
A tenerlo a bada c’è la bellezza (quella di Miriam Leone), e la possibilità dell’amore.
Forse non è originalissimo, il discorso di Zanasi, ma portato avanti con una ferocia, è il caso di dirlo, appassionata, capace di evocare a tratti i fantasmi di Monicelli e quelli di Petri.
Zanasi, uno che i suoi personaggi li ha sempre messi di fronte al caos dell’esistenza, ma mai in maniera così radicale. E forse (fin troppo) esplicita.

Non è un film perfetto, War. Anzi.
È un film con tanti problemi, a cominciare da una durata decisamente eccessiva, figlia di una serie di ripetizioni poco utili, e con alcune scene zoppicanti, e francamente poco riuscite. Figlie della foga, forse, della testarda e pur legittima convinzione di star parlando di questioni attualissime e serissime, cui urgono risposte. Comunque, evitabili, che generano solo caos e movimenti inutili.
Allo stesso tempo, ci sono momenti di luce fortissima, in War, quella luce straniata che è la cifra artistica di Zanasi, capace di camminare come pochi sul filo che separa la commedia e il dramma, l’assurdo e il realista, il paradosso e la letteralità, e di fare del caos qualcosa di creativo.
Illuminano, anche, diverse battute e linee di dialogo figlie di una scrittura che non è banale, e che è anzi intelligente anche e soprattutto quando si tratta di far ridere, e ridere amaro.
Fanno luce, anche, i sottotono di Leo, e certe sfumature di Leone, e quella garanzia di recitazione che si chiama Carlotta Natoli, e scelte musicali inappuntabili.

Sarà che per Zanasi ho un debole, sarà che di oscurità in giro ce n’è fin troppa, sarà che quello che dice, War, è un grido disperato ma a modo suo speranzoso, che va ascoltato.
Sarà tutto questo, ma tra le tante ombre e le forse non altrettante luci di questo film, preferisco concentrarmi sulle seconde. 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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