Viva la libertà - la recensione del film con Toni Servillo e Valerio Mastandrea

13 febbraio 2013
4.5 di 5
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E' tutt'altro che facile mantenere la giusta leggerezza quando si parla di cose pesanti come la crisi di un'intera classe politica e del paese che questa dovrebbe rappresentare.

Viva la libertà - la recensione del film con Toni Servillo e Valerio Mastandrea

E' tutt'altro che facile mantenere la giusta leggerezza quando si parla di cose pesanti come la crisi di un'intera classe politica e del paese che questa dovrebbe rappresentare. Si rischia, in questo momento storico, di cedere alla retorica e alla recriminazione o peggio ancora di cadere nella farsa e nel grottesco, registri che finirebbero per rendere meno significativo l'assunto di partenza. E con leggerezza non intendiamo superficialità, ma uno sguardo acuto, ironico, capace di penetrare nel cuore profondo delle cose e di trovare un terreno comune su cui sia possibile tornare a comunicare e, forse, costruire qualcosa di diverso.

Non sorprende che a firmare Viva la libertà sia un intellettuale siciliano come Roberto Andò, amico e allievo di Leonardo Sciascia, Francesco Rosi e Harold Pinter, in possesso di quella chiarezza dello sguardo e quella meravigliosa semplicità che nascono solo dalla più rigorosa disciplina teatrale.

Dal suo stesso romanzo “Il trono vuoto”, Andò trae insieme ad Angelo Pasquini un film dal titolo semplice e programmatico, che lascia allo spettatore dopo la visione un senso quasi euforico di liberazione, e che con la sua dimensione favolistica (“Il vestito nuovo dell'Imperatore” è il riferimento più immediato) e il ricorso al classico éscamotage dello scambio di persona - che a sua volta apre al tema del doppio e dell'identità – riesce a toccarci il cuore usando le parole che vorremmo sentir pronunciare da altri “pulpiti”.

Viva la libertà non è un pamphlet politico, ma un'opera complessa e stratificata sotto un'apparente semplicità che ne è la forza principale: si ride molto col personaggio di Giovanni Ernani, il filosofo “matto” che usa uno pseudonimo non a caso verdiano, e che torna al nocciolo della questione ridando forza al linguaggio della politica. Lo fa togliendola dal suo astratto e rarefatto universo e la riporta al centro della vita umana, esaltandone la forza poetica (Brecht) e la potenza viscerale e facendo appello al senso di responsabilità di ognuno di noi.

Ha fatto bene Andò a condizionare la realizzazione di questo film alla presenza di Toni Servillo, che supera se stesso nel doppio ruolo dei due gemelli: Giovanni Ernani, un po' idiot savant e un po' Arlecchino, e Enrico Oliveri, segretario del partito d'opposizione più importante del paese, che se la squaglia a Parigi, ricercando il senso della sua vita in casa dell'amore di gioventù, per sottrarsi al proprio fallimento di uomo e di politico. In un film di rara coerenza narrativa, senza nodi irrisolti, Andò riesce anche nell'impresa di regalarci un finale ambiguo, che ci porta a interrogarci sulle maschere che ci piace indossare sul palcoscenico della vita.

Si ride, ci si commuove e ci si riconosce in questa straordinaria commedia degli equivoci, interpretata da un cast in stato di grazia dove, ad affiancare il mattatore Servillo - di cui rischiamo seriamente di innamorarci – ci sono Valerio Mastandrea nei panni del braccio destro dell'onorevole, Michela Cescon (la moglie) e Valeria Bruni Tedeschi (l'amore francese). A loro si aggiungono le belle apparizioni di Gianrico Tedeschi, Massimo De Francovich e Andrea Renzi (nel divertente ruolo di un riconoscibile clone di Massimo D'Alema). Bello è il parallelo tra cinema e politica come arti della finzione e toccante il filmato di un Federico Fellini indignato e impegnato, che pochi ricordano.

Anche se Viva la libertà racconta una storia impossibile, il cinema ancora una volta compie la sua magia e per un'ora e mezzo ci dà esattamente quello di cui sentiamo il bisogno: una boccata d'aria pura e di saggia follia che spazzi via l'atmosfera claustrofobica e fumosa che si respira nelle stanze del potere e riapra la strada alla verità e alla speranza.





  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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