Villetta con ospiti: recensione del film di Ivano De Matteo

23 gennaio 2020
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Un noir curato nella messa in scena, schietto e onesto nel suo discorso, con i piedi ben piantati per terra.

Villetta con ospiti: recensione del film di Ivano De Matteo

Uno dei più grandi film della storia del cinema italiano, e tra questi uno dei meno visti e conosciuti, si chiama Signore e signori. Lo diresse Pietro Germi nel 1966, fotografando con straordinaria cattiveria e accuratezza, di incredibile attualità ancora oggi, l'ipocrisia, la falsità, il perbenismo e l'opportunismo della classe borghese. Omaggiato alla lontana da un episodio del Fratelli d'Italia di Neri Parenti e Carlo Vanzina (quello con Jerry Calà e Sabrina Salerno), il film di Germi è stato di certo una fonte d'ispirazione per Ivano De Matteo e Valentina Ferlan nello scrivere Villetta con ospiti, e nell'ambientarlo in quelle stesse aree: quelle del Veneto più benestante.
Villetta con ospiti, però, non è una commedia, per quanto acida: è un noir. E Ivano De Matteo può essere anche felicemente ambizioso, nel suo tentativo di fare un cinema dal forte impianto visivo e narrativo, personale e senza compromessi, ma di certo non è un presuntuoso; uno che pretenda di mettersi sullo stesso piano di un Germi, o di qualche altro grande maestro. Ivano De Matteo si limita a essere e voler essere Ivano De Matteo, e questa è la sua forza e la nostra fortuna.

Il suo film parte senza ansie né smanie. Si prende il tempo necessario per calare lo spettatore in quel mondo, e presentargli i personaggi, lasciando che l'intreccio un po' malato dei loro rapporti emerga lentamente. Personaggi che non sono affatto simpatici, quelli interpretati da Giallini, da Gallo, da Storti, dalla Cescon. Perfino il prete di Marchioni, fin dall'inizio, ha qualcosa di rigidamente untuoso. Magari sono un pelo eccessivamente simbolici, ma mai macchiette grottesche e caricaturali, e mantengono i piedi ben piantati nella realtà.
Allo stesso modo, la donna rumena che con loro - o alcuni di loro - ha a che fare, intrepretata dalla bravissima Cristina Flutur, non è il ritratto stereotipato della straniera arrivata in Italia per lavorare, e suo figlio adolescente e ribelle non il teppistello sfaticato che certa gente potrebbe immaginarsi.

In qualche modo lo suggerisce lo stesso regista, con quelle punteggiature non troppo insistite che ritraggono da vicino il mondo della natura, il bosco e gli animali: Villetta con ospiti è un film che - pur volendo esplicitamente mettere personaggi e spettatori di fronte a scelte etiche e morali - sta bene attaccato alla concretezza delle cose, alla loro realtà naturale e naturalista.
La necessità che ognuno dei personaggi sia portatore di qualche istanza, e che si debbano ritrovare e svelare l'un l'altro nello stesso luogo e nello stesso momento, in una drammatica circostanza, sono drammaturgicamente scontate, forse, ma necessarie nel disegno di De Matteo; che non cade mai nell'errore di filmare del teatro, e non si scorda mai le esigenze del cinema, curate al dettaglio con la macchina da presa, la musica, la scelta dei luoghi, il montaggio.

Nel cast fanno tutti la loro parte. Come Flutur, Massimiliano Gallo la fa un po' più e un po' meglio degli altri, nei panni di un poliziotto cinico e amorale, ma al tempo stesso dal carattere fumoso e inafferrabile. Notevole anche, e molto divertente, il piccolo ruolo di Erika Blanc: una sorta di versione spietatissima della mamma di Franca Valeri in Il vedovo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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