Upside Down - la recensione del film con Kirsten Dunst e Jim Sturgess

26 febbraio 2013
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Con immagini potenti e con il linguaggio tanto della fantascienza quanto del dramma sentimentale, Juan Solanas racconta due mondi opposti e speculari che sono metafora dei divari delle nostre società

Upside Down - la recensione del film con Kirsten Dunst e Jim Sturgess

Se c'è una cosa che Jim Sturgess possiede, oltre a un discreto talento, è il physique du rôle del romantic lead.
Anche se ha spaziato fra i generi, l'attore londinese che ha cantato i Beatles in Across The Universe è assolutamente perfetto per i film sentimentali.
Più struggenti sono (e pensiamo a One Day) e meglio è, perchè capelli arruffati, occhi profondi e aria da pulcino bagnato sono assolutamente perfetti per le storie di legami impossibili.

E' proprio intorno a una di queste relazioni sofferte che ruota Upside Down di Juan Solanas, che sfruttando felicemente il genere fantascienza, più che di cuori palpitanti ha voluto parlare di benessere versus miseria, luce contro ombra, carnefici e vittime.

Al suo secondo lungometraggio, il figlio di Fernando Solanas è riuscito a dar corpo ai suddetti divari immaginando addirittura due mondi opposti e speculari che obbediscono ognuno alle proprie leggi di gravità.
Uno è povero e assoggettato, l'altro è dominante e schifosamente opulento.
E' chiaro che questa contrapposizione rimanda al vissuto del regista, costretto a lasciare la nativa Argentina dopo il colpo di stato militare del 1976, ma a parte l'autobiografia, sembra che Solanas si prenda la soddisfazione criticare l'omologazione e l'ipocrisia di una società del benessere per esaltare la solidarietà e il coraggio partigiano degli oppressi.
Non c'è retorica in una simile riflessione, perché il film è prima di tutto un prodotto di intrattenimento e sulla ribalta ci sono i tentativi del protagonista di raggiungere, più su del cielo, l'oggetto del suo amore (Kirsten Dunst).

Oltre ad essere a suo modo divertente, Upside Down è interessante da un punto di vista visivo, perché al di là dell'avanguardistico dispositivo che ha permesso al regista di ottenere un'unica immagine pur girando con due cineprese e due diverse scenografie, risulta originale la maniera in cui l'upstairs e il downstairs vengono rappresentati, il primo fra l'asettico e il metroplitano, il secondo post apocalittico.
Solo negli scenari naturali i due mondi si equivalgono, come a dire che l'amore annulla ogni differenza.

E' questo allora il messaggio del film? Non solo.
Upside Down è anche un'asserzione di fiducia nell'umano ingegno: è l'intelligenza, in altre parole, che vince su tutto.
Nell'ultima parte del film, Solanas sembra, ahimé, dimenticarsene, smanioso di arrivare a un finale che annega in un mare di melassa qualsiasi dilemma morale ed esistenziale.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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