Uomini di Dio - la recensione del film di Xavier Beauvois

18 ottobre 2010
2.5 di 5

Il tema scelto da Xavier Beauvois è sicuramente spinoso. Partendo da un fatto di cronaca, l’uccisione di alcuni monaci trappisti avvenuta per mano di un gruppo di estremisti islamici in Algeria alla fine degli anni Novanta, il regista sceglie di affrontare dilemmi tutti esplicitati nel titolo

Uomini di Dio - la recensione del film di Xavier Beauvois

Uomini di Dio - la recensione


Il tema scelto da Xavier Beauvois è sicuramente spinoso. Partendo da un fatto di cronaca, l’uccisione di alcuni monaci trappisti avvenuta per mano di un gruppo di estremisti islamici in Algeria alla fine degli anni Novanta, il regista sceglie di affrontare dilemmi tutti esplicitati nel titolo.
In breve, di fronte ad una minaccia concreta e un rischio quasi inevitabile, dei monaci sui monti dell’Atlante si trovano di fronte ad un complesso dilemma etico e spirituale: seguire il proprio umanissimo istinto di autoconservazione e fuggire oppure rimanere coerenti con la propria vocazione e la propria missione.

Le ambizioni filosofiche di Uomini di Dio sono evidenti, ben oltre un mero ragionamento delle conseguenze della fede ma arrivando a toccare questioni etiche generali pregnanti nel mondo di oggi. Per supportarle Beauvois tenta di adottare i modi e i ritmi dei monaci che sono i suoi protagonisti, giocando sulla ripetizione dei gesti, sull’austerità della messa (in scena) ma anche catturando lo scarto tra attività manuali e concrete, tra sacro e profano, che compone la vita di quegli uomini.
Catturando, ma anche rimanendone catturato, visto che, col procedere della tensione, ad uno schematismo di fondo un po’ scolastico sulle divisioni interne del mondo islamico il regista affianca alcuni momenti di dubbio gusto e di una facile efficacia che stona con il tono generalmente trattenuto del film. Sacro e profano anche nello stile e nella narrazione.

Di qualità, Uomini di Dio non è privo. Ma non è nemmeno di certo un nuovo Lourdes, per citare un titolo che indagava questioni in qualche modo relazionabili con queste. E rimane pur sempre un film dove Lambert Wilson interpreta il ruolo dell’abate di un monastero sull’Atlante in preda a dilemmi etici e spirituali.
Lambert Wilson. Abate sull’Altante coi dilemmi. E con gli occhiali da secchione per maggior credibilità.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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