Unfriended: la recensione dell'horror in screencast prodotto da Jason Blum

09 giugno 2015
2.5 di 5
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Verosimile sociologia dell'era digitale con un twist sovrannaturale.

Unfriended: la recensione dell'horror in screencast prodotto da Jason Blum

In alcuni casi, si usa la sociologia per fare dell'horror. In altri, invece, si usa l'horror per fare della sociologia.
Unfriended è un film che pare ricadere in questa seconda categoria: un horror da infotainment, che pare una delle ricostruzioni usate da quelle trasmissioni televisive un po' becere che sguazzano negli orrori della cronaca, sospese tra pruderie e moralismo, dopo le quali far partire il dibattito tra uno psicologo coi baffi e il ciuffo, una soubrette con ambizioni intellettuali, lo scrittore ggiovane e il parlamentare d'area democratico-cristiana.

Attenzione, non stiamo accusando Unfriended - quest'ennesima furbata partorita dal genio produttivo del reuccio del cinema dell'orrore contemporaneo Jason Blum - di essere pruriginoso e moralista; oddio, forse un po' sì: ma di certo non lo stiamo accusando di essere becero.
Il fatto è che il film diretto da Levan Gabriadze davvero non riesce a staccarsi dalla sua natura di racconto ultra-verosimile delle dinamiche giovanili di oggi, tra bullismi digitali, uso ossessivo dei computer e dei social network, doppiezze comportamentali, egoismi, narcisismi esasperati.
Non ci riesce e probabilmente non lo vuole nemmeno fare, perché per rendere totale e funzionante il legame col vissuto del target di riferimento suggerito primariamente da un uso abbastanza sapiente dello screencast, c'è bisogno di aggrapparsi a quella roba con le unghie: e l'orrore che ne consegue è, appunto, naturale conseguenza.

C'è pochissimo di teorico, nel racconto di Unfriended, tutto è esplicito fino all'inverosimile. Lo screencast - la modalità di racconto che fa coincidere esattamente lo schermo con il desktop del computer di una delle protagoniste - non serve a riflessioni su sguardo e visibilità come quelle portate avanti da Nacho Vigalondo in Open Window, ma solo a rendere familiare (più che familiare: intimo) l'ambiente narrativo del film, circondando lo spettatore di quei comodi e rassicuranti cuscini che sono l'uso ossessivo e contemporaneo di Skype, iMessage, Spotify, Tumblr, Google, YouTube, Facebook e compagnia cantando.
Unfriended, allora è fatto della materia virtuale di cui è comporta la vita reale degli adolescenti di oggi: di quella e delle sue de-generazioni oscure e pratiche. Della trasformazione inevitabile di tutto lo sporco che nascondiamo e ostentiamo online in una possessione che è vero e proprio virus informatico in grado di "craccare l'anima", in una ricerca di verità e giustizia che faccia cadere alias e avatar e costringa a guardarsi (nel monitor) per quello che si è davvero e non per quello che vorremmo il mondo, la nostra community, gli amici (di Facebook) vedessero di noi.

Non basta però tutto questo a fare un horror, né basta un andamento alla 10 piccoli indiani virtuale che elimina le pedine nel più prevedibile degli ordini, che si conclude in maniera inevitabile e scontata, e che non sublima mai il suo materiale per costruire reali inquietudini e tensioni.
C'è più orrore nel bullismo e nelle sue conseguenze suicide che non nella presenza di un fantasma digitale e vendicativo, e allora significa che qualcosa, in Unfriended, non funziona come si deve.
Come non funziona un quintetto di protagonisti stereotipati anche e soprattutto nell'essere odiosi, edonisti e falsi stronzetti, dalle lacrime facili e nevrotiche quando le loro ragazzate vengono smascherate e i conti sono da saldare.

Si finisce così vittime della smania digitale anche noi che guardiamo, e che siamo invariabilmente tentati di controllare sugli smartphone i nostri account di posta e quelli dei social, doppiando le dinamiche multitasking del film, e trasportando quello schermo lì anche su quello dei nostri telefonini; tutto torna, allora, tutto è online. E forse in questo scambio di schermi si cela, per Unfriendend, una piccola vittoria.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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