Underworld il risveglio - la nostra recensione del quarto film della saga

20 gennaio 2012
3 di 5

Il film mantiene la promessa di entertainment fatta allo spettatore, grazie alle buone performance degli attori vecchi e nuovi.


Quello che ci è piaciuto di Underworld, fin dal primo film del 2003, è il tentativo di Len Wiseman e Kevin Grevioux di riportare in vita i leggendari mostri del cinema in versione high tech, con un'estetica tra il fumetto e il videogioco. In questo senso lo preferiamo a Tomb Raider o Resident Evil, in cui la derivazione diretta del mezzo era troppo avvertibile. Dopo un sequel e un prequel, Underworld. Il risveglio viene abbandonato dai suoi creatori – qua solo in veste di soggettisti  – nelle mani di due quotati registi svedesi, che tentano di ridare linfa alla saga dopo il pretenzioso ma deludente prequel diretto da Patrick Tatopoulos. In ossequio alle richieste del mercato, il film è stato girato in un 3D stereoscopico non strettamente necessario o particolarmente spettacolare. E la storia, lineare e raccontata in 88 essenziali minuti, risulta sacrificata in favore di quello che ci si aspetta dalla serie: un action fitto di sparatorie,  acrobazie e combattimenti, ed effetti speciali digitali non sempre impeccabili (ad esempio nelle scene con i Lycan in movimento).

Nonostante questi difetti, però, Underworld. Il risveglio mantiene la promessa di entertainment fatta allo spettatore, grazie alle buone performance degli attori vecchi e nuovi  (dopo Bill Nighy, Michael Sheen e Derek Jacobi, arrivano Charles Dance e Stephen Rea), al ritmo serrato e al bel look contrastato tipico della serie, che dà a volte la sensazione del bianco e nero, come si conviene a un mondo notturno e manicheo. Ma il film funziona soprattutto grazie al ritorno - per la terza volta e magicamente immutata, a 9 anni dalla sua prima apparizione - della vampira guerriera Selene, che stavolta imbraccia le armi per difendere un nuovo ibrido, mentre va alla ricerca disperata di Michael Corvin. Che purtroppo, per la rinuncia di Scott Speedman, non compare in questo sequel se non in effigie. E fa bene Kate Beckinsale a restare fedele a questa supereoina dell'action, infilata nella tutina più sexy e fetish che il cinema di genere abbia mai creato. Se lo può permettere, e alla distanza batte sul loro stesso terreno Angelina Jolie e Milla Jovovich.

Underworld. Il risveglio si riallaccia direttamente al secondo film, e porta avanti in maniera un po' confusa la storia della guerra tra Lycan e Vampiri. In un mondo in cui gli uomini hanno scoperto l'esistenza degli esseri che chiamato “infetti” portandoli sull'orlo dell'estinzione, un genetista con un programma segreto si occupa di ricavare un vaccino dagli ibridi. E' qua che, 12 anni dopo esser stata ibernata, Selene si risveglia senza più punti di riferimento. La struttura formale del quarto Underworld è più fumettistica che nei film precedenti, forse anche per la presenza dello sceneggiatore J. Michael Straczynski, premiato autore dei supereroi Marvel, nonché di serie come Babylon 5 e pellicole come Changeling. Il finale aperto, che preannuncia nuove e mirabolanti avventure (ci saranno?), accentua il suo carattere di opera di transizione, lasciandoci con una sensazione di incompletezza. Però, che dire, saremo forse sentimentali, ma ci ha fatto comunque piacere ritrovare licantropi e vampiri ancora feroci, potenti, e intenti a darsele di santa ragione.

Underworld il risveglio
Il nuovo trailer italiano del film


  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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