Una scomoda verità 2: recensione del nuovo documentario con Al Gore sul cambiamento climatico

27 ottobre 2017
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Più che il cambiamento climatico ai registi interessa l'uomo che da anni ne parla e il suo spiccato senso pratico.

Una scomoda verità 2: recensione del nuovo documentario con Al Gore sul cambiamento climatico

Nonostante l’Oscar per il miglior documentario al film di Davis Guggenheim Una scomoda verità e il Nobel per la pace, e nonostante l’aria da brava persona e quell'accento cantilenante del Tennessee che quasi confonde i suoi discorsi con i sermoni di un predicatore del Sud, Al Gore continua a essere paragonato addirittura a una specie di Joseph Goebbels dai negazionisti del cambiamento climatico, che individuano nella sua rivoluzione a suon di diapositive e giusti allarmismi un machiavellico tentativo di boicottare lo sviluppo industriale globale. Ebbene, all’indomani di un 2016 in cui è stato raggiunto il picco storico negli investimenti mondiali in energie rinnovabili e a seguito di devastanti catastrofi naturali come l’uragano Sandy e il tifone Haiyan, questi signori farebbero bene a battere in ritirata, perché la Rivoluzione della Sostenibilità è stata ormai attuata e il grande sconfitto delle Presidenziali del 2000 ha perso la sua aura shakespeariana da eroe dolente per diventare uno dei più grandi "motivatori" del secolo, una guida che ha istruito una schiera di seguaci pronti a formare nuovi valori e a promuovere innovazioni nella ricerca scientifica.

E' questo che ci dice, con aria di malcelato eppure garbato trionfo, Una scomoda verità 2, che è più sfilacciato e disorganico del suo predecessore, ma che, nella sua imperfezione, appare meno didattico e in un certo modo più intimo, più vero e più immediato. Con il cambio di regia - adesso al timone ci sono Bonni Cohen e Jon Shenk - nel nuovo documentario sulle devastanti conseguenze dell’effetto serra - cambiano l'approccio alla materia narrata e il modo di guardare al narratore. La macchina da presa "prende coraggio" e si avvicina a Gore, e, come nel miglior cinema-verità, lo pedina mentre osserva un ghiacciaio della Groenlandia che si sta sciogliendo o mentre telefona e scrive al computer sul sedile posteriore di un’automobile. Il "mezzo", insomma, svela se stesso, accenna al fuori-campo, e accoglie l’imprevisto e l'apparentemente non necessario, mostrando per esempio Al Gore che strizza un paio di calzini fradici in una Miami fiaccata dagli allagamenti o che prende la metropolitana come fosse un uomo qualunque, una persona normale che con l'età ha messo su qualche chilo. 

Non che un simile avvicinamento all’addestratore di climate leaders renda meno solenne la sua missione, però sembra che ai registi stia particolarmente a cuore sottolineare il grande senso pratico di un uomo che loro stessi amano definire post-politico, mettendoci in condizione di domandarci non tanto se sia possibile cambiare, visto che molto è stato fatto, ma in che modo accelerare la guarigione del pianeta Terra. Un contributo fondamentale arriva dallo stesso Alche con un colpo da maestro si rivela una figura chiave negli accordi di Parigi del 2015. Già, proprio lui che all’inizio del film ci viene presentato come un combattente che ha dovuto incassare colpi su colpi  - e che è andato fino in India per sentirsi dire dal ministro Piyush Goyal: "Energia solare? La useremo fra 150 anni" - è riuscito a garantire al paese delle violente inondazioni di Chennai il più grande prestito mai concesso a una nazione in via di sviluppo per la costruzione di un’infrastruttura a energia solare. C’è di che essere soddisfatti dunque, e per questo Una scomoda verità 2 può prendersi qualche pausa poetica e permettersi di lasciarsi andare a squarci di umorismo, come durante una visita al super-repubblicano Dale Ross, sindaco di quella Georgetown che è la prima città in Texas ad aver utilizzato energia elettrica da fonti rinnovabili al 100%.

E tuttavia, l'ottimismo del film non nasconde mai una certa urgenza, una necessità di elencare nuove minacce che suonano come un "te l’avevo detto", dalla perdita della biodiversità alla sempre maggiore diffusione del virus Zika. E allora è facile intravedere pericoli, a cominciare dall’atteggiamento di scetticismo dell’amministrazione TrumpEcco questa è una storia di cui vorremmo sapere di più, e invece vediamo Gore entrare nella Trump Tower senza seguirlo all'interno, mentre fa i conti con un altro genere di clima. Va detto che, quando l'attuale Presidente si è insediato, il documentario veniva presentato al Sundance ed era quindi finito, e allora non resta che sperare in un terzo capitolo, magari intitolato "Trump versus Global Warming".

Proprio alla luce di questa probabile nuova "scomoda verità", il film ci lascia un po' con l'amaro in bocca e la bellissima frase: "Per risolvere la crisi climatica bisogna prima risolvere la crisi della democrazia" fa passare un messaggio non esattamente di speranza. La via potrebbe quindi essere insidiosa, anzi vischiosa, come l'asfalto liquefatto di quella strada sciolta dal sole che poi è l'immagine più potente che ci regala il doc.

Una scomoda verità 2
Il trailer italiano del film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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