Una notte in giallo - la recensione della commedia con Elizabeth Banks

15 luglio 2014
2.5 di 5
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Nuovo film del sottogenere "tutto in una notte".

Una notte in giallo - la recensione della commedia con Elizabeth Banks

Era il 1985 quando, a una manciata di mesi di distanza, John Landis e Martin Scorsese (ognuno col suo stile, ognuno coi suoi modi) decretarono la nascita di un vero e proprio sottogenere. Film come Tutto in una notte e Fuori orario, con il loro detournement, con la deriva situazionista alla quale sottoponevano i protagonisti delle loro vicende, hanno dato il via a tutta una lunga serie di epigoni e di variazioni sul tema: l'ultimo dei quali è proprio Una notte in giallo.

Come da copione, alla protagonista Meghan Miles, giornalista rigidina e secchioncella, ne succedono di tutti i colori, con una dinamica frattale di successione degli eventi e delle disavventure che, dopo un primo sgarro alla routine della sua vita, la farà passare da un disastro all'altro, da un fraintendimento all'altro.
E, come da copione, ecco che l'accumulo delle nuove esperienze, l'inoltrarsi in territori inesplorati e il confronto con tutto ciò che è altro (anche in sé stessa), avrà come immancabile risultato una nuova conformazione identitaria della nostra sventurata eroina.

A differenziare Una notte in giallo da molti altri cugini recenti e non (da Harold & Kumar a Lo spaventapassere, passando per Nick & Norah, Notte folle a Manhattan e molto altro ancora) c'è però il dato di genere: era dai tempi dell'Adventures in Babysitting con Elizabeth Shue, infatti, che un film di questo tipo non vedeva protagonista assoluta - e, qui, solitaria - una donna.
In più, una donna attraente e vestita in maniera non esattamente sobria: un risicato tubino giallo che pare gridare “Guardami, guardami!”.
Di questo lo sceneggiatore e regista Stephen Brill è ovviamente assai cosciente: lui, abituato a dirigere maschiacci come Adam Sandler o Owen Wilson, ha fatto del suo film una sorta di timido vessillo neo-femminista per rivendicare il diritto alla sessualità (alla base di tutto c'è un'ubriacatura e la one night stand che ne è seguita), il rifiuto delle etichette sessiste (la nostra Meghan, tacchi alti ed abito sexy, viene costantemente additata come una prostituta), perfino per denunciare un sessismo pervasivo (un preadolescente chiede al personaggio della Banks di mostrarle le tette in cambio della sua bici).

Contrariamente però a quanto insegnato proprio da Landis e Scorsese, di anarchico e rivoluzionario, nelle peripezie della povera Megahn non c'è proprio nulla. Al contrario, alla fin fine Una notte in giallo, con i suoi spacciatori di crack dal cuore d'oro e gli illuminati executive dei network televisivi, non disdegna le strizzate d'occhio alla correttezza politica e al buonismo. E a un conservatorismo di fondo molto ovvio.
Tanto più che sì, la notte folle della signora in giallo interpretata da Elizabeth Banks è una sorta di punizione per la sua inedita esuberanza sessuale, ma si tratta di un'esuberanza premiata – guarda un po' – con la scoperta del vero amore e con un'inaspettata conquista professionale. E da ogni vicolo cieco si può uscire, vincenti, with a little help from her friends e del novello Romeo.

Per il maschio Brill, insomma, è il rosa della commedia romantica e del suo obbligato finale, a dominare sul giallo del vestito. Che però, strada facendo, si dimostra colore solarmente irriverente, inquieto, allegro e capace di strappare un po' di risate e regalare qualche sorpresa in mezzo a molte ovvietà.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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