Un posto sicuro Recensione

Titolo originale: Un posto sicuro

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Un posto sicuro: la recensione del film con Marco D'Amore

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Un posto sicuro: la recensione del film con Marco D'Amore

2011. Il giovane Luca (Marco D'Amore) ha accantonato il sogno di una vera carriera d'attore, per tornare nella natìa Casale Monferrato, tirando avanti come intrattenitore alle feste. Suo padre Eduardo (Giorgio Colangeli), che non vede da una vita, ex-operaio dell'Eternit, sta morendo di tumore, causato dalle polveri di amianto che hanno segnato anima e territorio. Riscoprendo il rapporto col padre, Luca riscoprirà anche la sua vocazione e le sue sofferenti radici, magari aprendosi al rapporto con Raffaella (Matilde Gioli).

Dire che Un posto sicuro ha un suo valore al di là della riuscita non è un alibi: chissà quanti sono a conoscenza che nel novembre 2014, in Cassazione, ogni risarcimento per le morti da amianto di ex-operai e abitanti di Casale è stato negato, giudicando il reato come caduto in prescrizione (la fabbrica ha chiuso nel 1986). D'Amore e il suo amico, socio e sodale Francesco Ghiaccio, qui regista, hanno fondato la casa di produzione Piccola Società per riversare in questa piccola opera una volontà d'impegno e se stessi, scrivendolo insieme. L'impegno è nella definizione di personaggi d'invenzione, ma ricreati a partire dalle tante testimonianze che i due hanno raccolto a Casale nell'arco di diversi anni, preziose per legare i traumi e i fenomeni collettivi alle realtà private da essi influenzate e disgregate. Questo elemento poggia sulle spalle di Giorgio Colangeli, la cui verità non sfigura nemmeno accanto alle dichiarazioni di veri parenti delle vittime, in una scena di suggestivo corto circuito tra fiction e documentario.

L'altra metà di Un posto sicuro si appoggia su D'Amore, noto al grande pubblico come interprete di Ciro nel televisivo Gomorra: il teatro è rappresentato come chiave di comprensione del reale, e la stilizzazione evocativa e un po' astratta del palcoscenico, veicolata da Luca, innesta un'ulteriore terza dimensione nel registro multiplo di Un posto sicuro, dopo quella neorealista e lo sprazzo documentaristico. Si comprende la fiducia nell'arte di D'Amore e Ghiaccio, e il trovare in essa una chiave personale, però la sospensione onirica non sembra mai avere, nei testi molto lirici, la stessa forza della franchezza dei Casalesi. Una retorica che appesantisce pure la dinamica della storia d'amore con Raffaella.

Al di là dei due registri contrapposti dei protagonisti, ciò che colpisce comunque positivamente di Un posto sicuro è il valore della loro sofferta sintesi, non strettamente dipendente dall'importante vicenda Eternit. Parliamo del ripensamento parallelo di due stereotipi: l'idea di un idilliaco "posto fisso" delle vecchie generazioni, rapportata all'instabilità delle nuove generazioni, precarie. Entrambe sono rappresentate nei loro alti e bassi, senza soluzioni da autobus: Eduardo sta morendo per un inganno, ma non riesce a dimenticare l'orgoglio della fabbrica, Luca crede di essere privo di punti di riferimento, ma trova un valore granitico proprio nella disperata ricerca di senso. Ed è lo struggente enigma della "cosa giusta da fare" a ricongiungere due visioni del mondo diverse, e ad alimentare sottotraccia intreccio e battaglia sociale, con una grande onestà.

Un posto sicuro
Il trailer del film - HD
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Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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