Un giorno all'improvviso Recensione

Titolo originale: Un giorno all'improvviso

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Un giorno all'improvviso: recensione della folgorante opera prima di Ciro D'Emilio

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Un giorno all'improvviso: recensione della folgorante opera prima di Ciro D'Emilio

Ha solo trentadue anni Ciro D'Emilio, ma ha le idee chiare, molto chiare. Sa bene il cinema che vuole fare e soprattutto che non vuole fare. E il cinema che non vuole fare è quello del ricatto morale, del patetismo, della retorica legata a certa periferia campana dove i figli scontano le colpe dei padri, le pistole sparano, i malavitosi imperversano, le facce e le strade sono brutte e scure, e la gioia non esiste più. Guarda invece ai padri del realismo belga e britannico, e agli indipendenti americani, l'assistente di Sollima, Cupellini e Comencini, ma i Dardenne de Il figlio, il Loach di Sweet Sixteen o il Dito Montiel di Guida per riconoscere i tuoi santi non li copia come uno studentello diligente del DAMS o del Centro Sperimentale di Cinematografia. Non ne imita i movimenti di macchina, l'ossessione per i "pedinamenti", l'ineluttabilità dei destini rappresentati oppure il disincantato o l'ironia.

No, fa da sé l'esordiente di vicino Pompei, e chi fa da sé far per tre. La storia di adolescenza rubata che narra è "sua, sua", e diventa ben presto "nostra, nostra", perché dal primo all'ultimo frame siamo come inchiodati a guardare il mondo con gli occhi di Antonio, ragazzo cresciuto troppo in fretta a cui la macchina da presa, più che incollarsi, si consacra, non cedendo mai alla tentazione di creare una distanza che passi attraverso il giudizio.

Un giorno all'improvviso è Antonio punto e basta, e siccome Antonio ha il cuore grande ed è una persona pulita, il film è un condensato di tenerezza più che di disincanto, è speranza più che disperazione, anche se il titolo, che rimanda a un tormentone canoro calcistico e che sarebbe perfetto per una rom com o what if comedy, in realtà allude a una vita che, più che sorprenderci positivamente, ci si rovescia contro. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che Antonio ha una mamma "difficile" di cui occuparsi, una donna trasformata da un abbandono in una malata di mente da accudire con attenzione perché sennò arriva l'assistente sociale e sono guai.

Gira intorno a questo rapporto madre/figlio, pieno di amore e rispetto, il film di Ciro D'Emilio, e all'amore subordina il sogno che un bel giorno bussa alla porta di Antonio e che poi coincide con la fantasticheria di quasi ogni ragazzo cresciuto lontano dagli agi borghesi e dagli ambienti intellettuali: il calcio. Un giorno all'improvviso ce lo racconta com'è per davvero (e com'era per il regista qualche anno fa): nelle dinamiche cameratesche da spogliatoio, nella gioia per un goal segnato, nella trepidante e incredula attesa che possa diventare una professione. Antonio ha l'opportunità di finire giocare nel Parma e la felicità che minaccia di avvicinarsi gli dà forza, e tuttavia lo allontana ancora di più dal suo diritto a essere impulsivo, infantile, scapestrato. "Ho 17 anni e non me ne sono accorto" - dice a un certo punto, ed è in questa frase che è racchiusa la verità del film, una verità terribile che ha a che vedere con la rinuncia alla giovinezza, una rinuncia consapevole e per fortuna temporanea, perché nel nostro romanzo di formazione fanno capolino altre figure genitoriali, altre chance, altri alberi di limoni che cresceranno più forti e daranno frutti migliori.

Visivamente e stilisticamente interessante, con le sue "sporcature", i suoi grigi e un'urgenza che non diventa mai frenesia, Un giorno all'improvviso non sarebbe potuto essere il piccolo miracolo che è senza Giampiero De Concilio e Anna Foglietta, che non si lasciano mai scappare di mano i personaggi, che traggono nutrimento da una recitazione posata nel caso di lui e da un "gioco" quasi tempestoso ma mai innaturale da parte di lei. Ciro D'Emilio ha dedicato tempo ed energie al lavoro di preparazione, avvalendosi perfino di un coach. Il risultato è ottimo, perché le parole scritte nella sceneggiatura risuonano, nei due protagonisti, in tutta la loro potenza: non come un grido di protesta, anche se nessuno dovrebbe fare la vita di Miriam e di Antonio, ma come difesa della generosità e del diritto a goderci ogni fase della nostra effimera esistenza.

Un giorno all'improvviso
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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