Ultras: recensione dell'esordio al cinema di Francesco Lettieri sul mondo del tifo organizzato per Netflix Original

16 marzo 2020
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Uno dei nostri reciti di videoclip di riferimento passa al cinema con un punto di vista sulla tribù dei tifosi di calcio organizzati.

Ultras: recensione dell'esordio al cinema di Francesco Lettieri sul mondo del tifo organizzato per Netflix Original

Si può fare un su una tribù che ruota intorno al calcio, senza mostrare mai un’immagine di quello sport, né interessarsi più di tanto al rettangolo verde e a chi lo popola? È questo il tentativo di Francesco Lettieri, uno dei nostri principali autori di videoclip, qui all’esordio al cinema. Il suo Ultras è infatti uno sguardo sulla quotidianità di chi, spesso da molti anni, come i trenta del protagonista, Sandro (Aniello Arena), è posseduto da una fede, calcistica, molto simile a quella religiosa. 

Immaginate quindi come Sandro possa sentirsi, ormai colpito da DASPO, quindi nell'impossibilità di partecipare alla loro messa settimanale, la partita allo stadio. Una modifica della sua quotidianità che lo porta a riflettere in generale sul senso della sua vita, sulle scelte del passato e su come hanno delineato il suo presente, incidendo a fuoco sul suo futuro. Ha quasi 50 anni, nell’ambiente è conosciuto da tutti come il capo degli Apache: non casualmente l’immaginario guerriero dei nativi americani spesso è al centro dei rituali, per l’appunto tribali, del tifo organizzato. La sua leadership è messa in discussione, dopo che da sempre la sua vita ruota intorno alla passione, ma anche alla violenza e agli scontri con le tifoserie rivali. Senza curva manca la catarsi con cui esplodere frustrazioni e insoddisfazioni settimanali. Per la prima volta sente la necessità di un concetto più tradizionale di famiglia, una normalità che coinvolga anche una donna, Terry (Antonia Truppo), con cui timidamente inizia una relazione, per tanti anni impensabile, visto che sarebbe stata un tradimento dell’unica sua storia d’amore, quella col Napoli.

Lettieri ci regala il ritratto di un uomo che per la prima volta prova paura. Lui, che ha sempre affrontato la sua vita come una guerra continua contro gli infedeli calcistici, per la prima volta guarda al proprio futuro, sotto la pressione di una nuova generazione di tifosi pronti a sostituirlo al comando, e prova la paura di aver sprecato troppo tempo. Aniello Arena è ottimo nell’incarnare una fisicità selvaggia, rara nel cinema italiano, ma allo stesso tempo la fragilità di chi muove i primi passi in un mondo di relazioni molto diverso, per la maggior parte delle persone più tradizionale, come quello sentimentale.

Fra e nuove generazioni in arrivo c’è un ragazzo speciale, per Sandro, si chiama Angelo ed è il fratello di un suo grande amico e sodale morto durante degli scontri in trasferta. Un rapporto di amicizia che sfiora la paternità assente nella vita del capo degli Apache, il tutto mentre il campionato è giunto alle ultime giornate e la contrapposizione interna fra i tifosi organizzati del Napoli sta giungendo a una resa dei conti. Ultras è il tentativo di decodificare rituali e modifiche recenti di una tribù che vive a suo modo all’interno della società, una fede che pretende il rispetto di propri sacramenti e non accetta eresie, pena la scomunica. Lo fa con una prima e un’ultima inquadratura al di fuori di una Chiesa, seguendo il difficile tentativo di un esponente di rilievo di quella religione che perde la fede e si guarda alle spalle e intorno, per provare cosa si sente a vivere in maniera diversa.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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