Tutto tutto niente niente - la recensione del mondo di Cetto La Qualunque & Co.

11 dicembre 2012
3.5 di 5
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Diretto da Giulio Manfredonia, il film esplora l’universo cinematografico di Antonio Albanese in tripudio di trovate e di colori

Tutto tutto niente niente - la recensione del mondo di Cetto La Qualunque & Co.

Andare a vedere Tutto tutto niente niente significa entrare nell’universo di Antonio Albanese, più di quanto sia accaduto con le sue precedenti escursioni cinematografiche. Questo film è un tripudio di trovate e di colori, è una rappresentazione grottesca del periodo storico che il nostro paese sta vivendo priva di riferimenti diretti. È anche immensamente riduttivo considerarlo un film comico. Con il contributo di tutti, dal co-sceneggiatore Piero Guerrera passando per i responsabili di tutti i reparti tecnico/artistici, dagli attori scritturati fino alla regia di Giulio Manfredonia, Albanese mette in piedi un circo di animali ridicoli e mostruosi, come se fosse un Willy Wonka nella fabbrica di cioccolato o un Frankenstein alle prese con le sue creature.

Le risate sono solo una parte delle possibili reazioni. La natura multistrato di Tutto tutto niente niente apre le porte allo stupore di fronte ai costumi e alle scenografie, all’amarezza per la trivialità di quei personaggi che purtroppo esistono realmente, al plauso per una storia che si distingue nettamente in originalità e audacia. La Qualunque, Favaretto e Frengo sono farabutti surreali, navigano a vista su rotte parallele ma tutti battono la stessa bandiera: quella del trash. Il primo è il politico calabrese che tutti conosciamo alla prese con la sua prima défaillance (sessuale), il secondo è un secessionista del Nordest che sogna il matrimonio geografico con l’Austria, il terzo è il noto fricchettone pugliese che cerca la beatificazione da vivo. Tutti e tre finiscono in carcere per diversi motivi, tutti e tre ne vengono estratti per essere promossi a parlamentari. Il governo fittizio dove il Sottosegretario Fabrizio Bentivoglio somiglia al clone di un clone di Karl Lagerfeld, è necessariamente molto al di sopra delle righe. Da tempo ormai Albanese e altri comici lamentano il paradosso che gli uomini politici hanno creato, così contradditori e privi di pudore da superare la satira stessa.

Il film non è così facilmente accessibile come sembra. L’aggettivo che chiunque tenti di descrivere Tutto tutto niente niente non potrà fare a meno di usare è psichedelico. All’arrivo dei titoli di coda ci si sente un po’ frastornati, come si fosse fumata una canna insieme a Frengo. Ma proprio questo è privilegio che Antonio Albanese si è guadagnato in tutti questi anni di lavoro, la familiarità con il pubblico televisivo, teatrale e cinematografico. Quello di Albanese è sì un universo in costante espansione, ma sulla sonda che lo sta esplorando ci siamo anche noi insieme ai suoi personaggi. Da quasi vent’anni ormai.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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