Tutti per 1 – 1 per tutti: la recensione

23 dicembre 2020
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Un passo avanti rispetto a Moschettieri del Re, anche se il film è ancora più sgangherato, ma per questo più libero. E poi ci sono Mastandrea, Favino e Papaleo, sardonici e divertentissimi. In onda il 25 dicembre in prima serata su Sky Cinema. La recensione di Federico Gironi.

Tutti per 1 – 1 per tutti: la recensione

Non è che Moschettieri del Re fosse stato questo gran capolavoro. Era un film piuttosto sgangherato, tenuto assieme dal mestiere e dalla simpatia dei suoi attori protagonisti.
Tutti per 1 - 1 per tutti - che Giovanni Veronesi giura non essere un sequel, ma un altro film con gli stessi protagonisti - sgangherato lo è allo stesso modo, anzi di più. Eppure proprio per questo, e pure perché il mestiere e la simpatia dei suoi protagonisti sono ancora più evidenti, è un film migliore del suo predecessore.
Abbandonando ogni tentativo di struttura, se non quella di un vago canovaccio, e mettendo da parte la pur vaga ispirazione e pretestuosa agli intrecci di Dumas, Veronesi ha realizzato un film episodico e  saltellante, ma anche più libero e più divertente.
Orfani di Aramis (morto "in quel modo lì", in un modo che non viene mai spiegato, e va bene così), Athos, Porthos e D'Artagnan continuano a fare i conti con la vecchiaia, e stavolta pure con la fine di una carriera, dovendo decidere se chiudere nel rispetto di quel che viene loro ordinato, o di quello che è giusto, e pure bello, fare.
Che poi è seguire il cuore, l'amore, il sentimento. È La cura, per dirla col Battiato che appare - non per caso - in colonna sonora e nelle parole dei protagonisti (ci sono pure i Pooh, ma vabbe').
E perfino la giustizia, che è anche una giustizia sociale.

Tutto parte dal presente, da un bambino innamorato che non vuole la compagna di classe che ama vada a vivere in Inghilterra, e che sogna a occhi aperti, proprio come sognava il bambino del finale di Moschettieri del Re. Solo che stavolta l'intreccio tra fantasia e realtà è dichiarato fin dall'inizio, e che i due mondi finiscono per coincidere, e non solo perché anche i Moschettieri avranno a che fare con un bambino innamorato, e che questa coincidenza è per Veronesi una sorta di dichiarazione d'intenti, programmatica, favolistica.
Certo, questa volontà di Veronesi di parlare di fiaba e di sentimenti, con lo spirito dichiarato di un bambino, potrebbe pure risultare ingenua, ed eccessivamente sdolcinata.
Ma per fortuna a riequilibrare il tutto ci sono Mastandrea, Favino e Papaleo. Che non sono sono ancora di più divertiti e a loro agio nei panni dei Moschettieri di quanto già non fosse, ma che giocano in maniera spesso esilarante con la disillusione fatalista, con un cinismo bonario che è quello di una certa romanità.
Non a caso, a dare il tono ai duelli e trielli verbali dei Moschettieri, a dirigere le danze con idolenza capitolina, è Valerio Mastandrea, che si accorda perfettamente non solo con Papaleo e Favino, ma anche con Giulia Michelini, interprete di una maschera muta e comica battezzata - non per caso - TomTom.
Perché, e anche questo vale come bilanciamento al romanticismo naif della trama, la comicità di Tutti per 1 - 1 per tutti è più terrena e lunare insieme rispetto a quella del film precedente, e gioca spesso con paradosso, e il demenziale, lasciando ai suoi protagonisti ampio margine per improvvisare e giocare con i toni e i tempi della comicità e della recitazione. E a guadagnarne è anche  grammelot di Favino, qui più buffo e fantasioso, e slegato da certe forzate pomposità precedenti.

Poi certo, Tutti per 1 - 1 per tutti è un film sgangherato. Scoordinato, a tratti goffo, costantemente episodico, e questi episodi non tutti funzionano allo stesso modo, e certe cose si potevano anche evitare. E abbastanza palese.
Ma è anche chiaro che quel che voleva fare Veronesi davvero era giocare. Giocare col cinema e con quei personaggi, e con gli amici che ha chiamato sul set. E quel senso di gioco e di divertimento, così sincero e spudoratamente infantile, spinge a qualcosa di più dell'indulgenza. Spinge verso la simpatia, e la comprensione di un'operazione, al netto dei suoi difetti. Alla condivisione di certi suoi intenti, nel nome della libertà, della fantasia e dell'amore.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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