Tutti pazzi in casa mia: recensione della commedia di Patrice Leconte

27 ottobre 2015
3 di 5
3

Una pochade che punta al divertimento garbato.

Tutti pazzi in casa mia: recensione della commedia di Patrice Leconte

Un’ora di tranquillità non è solamente il titolo francese di Tutti pazzi in casa mia, insieme al più profondo desiderio del suo egocentrico e insensibile protagonista. No, una breve pausa in nome del disimpegno e della leggerezza è anche – con buona probabilità – il sogno più recente di Patrice Leconte, che dopo le sinuosità, le ricercatezze e i colti riferimenti pittorici di Una promessa, ha voluto semplicemente non pensare a niente, come accade a quei fortunati che trascorrono pigri pomeriggi a guardar passare le nuvole in cielo, magari ascoltando vecchie canzoni.

Ora, che c’è di male a volersi svagare? A girare un film senza "sfinire" la propria creatività? A sfruttare il successo di una pièce teatrale dal meccanismo perfetto? Ad affidarsi all'energia funambolica di un attore arcinoto e che fa simpatia come Christian Clavier?
Assolutamente nulla, soprattutto se il risultato è una commedia godibilissima che non ambisce a lanciare messaggi, se non quello che, ogni tanto, specialmente se si vive in una grande città, è meglio non assecondare la frenesia che sembra permeare ogni cosa.

Su suggerimento dei suoi produttori, l’autore de L’uomo del treno ha dunque ripreso uno spettacolo di Florian Zeller (che ha scritto la sceneggiatura) per trasformarlo in un divertissement da un’ora e 20 che per fortuna è impossibile da catalogare fra gli esempi di teatro filmato. Complice la scelta di affidarsi a una camera a mano in continuo movimento, il regista è riuscito a creare un interessante contrappunto fra l’obbligata ripetitività dell’intreccio (i guai che interrompono la pace di Michel ogni volta che rinasce in lui la speranza di rilassarsi) e il dinamismo sia del montaggio che di una camera a mano utilizzata come per un reportage. Il risultato è un’accelerazione progressiva che finisce per catapultare anche lo spettatore più distacco nella mirabolante azione.

Quello che invece il buon Patrice non fa è rendere almeno un po’ sovversivi i suoi personaggi. Con attori come Carole Bouquet, Valérie Bonneton e Rossy De Palma si poteva andare ben oltre quel finto naturalismo (in particolare recitativo) che poi è il grade limite del genere boulevardier e che raramente permette di elevarsi al di sopra del cliché. E quei pochi accenni alla modernità che pure sono contenuti nel film (il tema dell’immigrazione o la supidità di certa gauche) non bastano a levare di dosso a Tutti pazzi in casa mia quell'aria da pochade che sul palcoscenico ancora funziona, ma al cinema no. Poco male, alcuni atteggiamenti sono comunque universali e ridere di vizi che si trasmettono di lustro in lustro tutto sommato fa bene all’umore e alla società.

In questo panorama di scarsa originalità, Tutti pazzi in casa mia conferma però la meravigliosa ossessione per il dettaglio dell’uomo di cinema che lo ha diretto, che ha scelto proprio il giradischi giusto, l’ascensore giusto, le cineserie giuste, i parigini giusti. Che poi a cogliere queste raffinatezze siano solo gli abitanti del sesto, settimo e diciassettesimo arrondissement forse non ha importanza, perché tanto in Francia al cinema ci vanno tutti, e tutti si infiammano di orgoglio nazionale quando si rispecchiano in un film.

Dopo aver guardato “l’ultimo Leconte”, infine, non ci si può non domandare come sarebbe stato il film se il dentista Leproux avesse avuto il volto di Fabrice Luchini, che ha interpretato il personaggio a teatro. Sicuramente lui l’avrebbe reso più caustico, probabilmente l’avrebbe trasformato in una versione aggiornata del "Misantropo" di Molière, personaggio che è fra i suoi preferiti. E poi sappiamo bene a quali sublimi risultati possa portare la collaborazione fra l’attore e il regista (che lo ha reso protagonista di Confidenze troppo intime).
Clavier comunque si giostra bene fra le mille intromissioni e i tanti imprevisti, e soprattutto non si produce in un Clavier-show, anche se mantiene inalterata per 79 minuti l'ottusità borghese di Michel.

Un 10, invece, lo diamo a Stéphane de Groodt che fa la parte del vicino invadente e che ci ha insegnato che, nella ville lumière, è usanza organizzare feste a cui partecipa l’intero palazzo: che bella abitudine, altro che le nostre barbose e litigiose riunioni di condominio!



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento