Tony Driver: la recensione del film di Ascanio Petrini, unico titolo italiano della Settimana della Critica 2019

03 settembre 2019
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Declinazione ironica e scanzonata del cinema del reale (evviva!), senza dimenticare comunque la serietà e la politica.

Tony Driver: la recensione del film di Ascanio Petrini, unico titolo italiano della Settimana della Critica 2019

Cinema del reale. Si chiama così quel tipo di cinema che oggi va per la maggiore presso i festival e la critica più impegnati e radicali, ma che è stato anche in grado di affermarsi nel mainstream dei giri che contano, come testimoniano per esempio il Leone d’oro andato qualche anno fa a Sacro GRA e l’Orso d’oro a Fuocoammare.
E se Tony Driver può essere tranquillamente fatto ricadere dentro la macrocategoria del cinema del reale, di certo si avvicina di più al primo dei due titoli citati di di Gianfranco Rosi che non a altre sue espressioni più “dure e pure”, come si diceva una volta.

Spesso il cinema del reale parte da storie marginali - in un senso o nell’altro - e da curiosità antropologiche, e non c’è dubbio che Ascanio Petrini ha trovato un soggetto perfetto in Pasquale Donadone: un uomo nato a Bari, ma vissuto negli Stati Uniti da quando aveva nove anni, e tornato di malavoglia nella natìa Puglia dopo essere stato deportato per aver aiutato dei messicani a entrare illegalmente nel paese. Un uomo che non si rassegna a non poter tornare in quella che considera casa sua, e dove ha lasciato una ex moglie, due figli, una sorella.
Lo si capisce subito che Pasquale è un personaggio eccentrico ed eccezionale. Lo si capisce dalle cose che fa e che dice, e come le fa e che dice, e prima ancora da come Petrini ha scelto di filmarle e raccontarle.

Certo, Tony Driver è un film che parla dell’assurdità delle frontiere e dei muri che separano le popolazioni, è un film che volendo riflette suiconcetti di nazionalità e cittadinanza, nel quale il protagonista sputa velenosamente dei “motherfucker” all’indirizzo del presidente Trump quando lo sente nominare in televisione, e ricorda a un giovane messicano come siano stati gli immigranti a costruire quell’America che oggi li vuole tenere lontani. Quindi, volendo, come molto cinema del reale, è anche un film “politico”, e questo può essere un merito.
Prima ancora, però, ha il merito di saper raccontare la storia del suo protagonista - e anche tutte le implicazioni politiche che vi sono legate - con i toni giusti. Che, in questo caso, sono quelli leggeri, bizzarri e un po’ cazzari del suo protagonista.

Tony Driver, insomma, è un film capace di prendere il modello del cinema del reale e di spogliarlo dalla seriosità spesso eccessiva che lo circonda, che è capace di ridere di sé e della storia che racconta, e di far ridere il pubblico, senza per questo penalizzare i suoi contenuti, o svilire la dignità del suo protagonista, o utilizzarlo in maniera ricattatoria sullo spettatore.
Lo fa con gli strumenti del cinema: con la capacità di mettere in scena delle belle immagini, mai banalmente documentarie o pauperiste, ma anzi ammiccanti al cinema di genere (al western soprattutto), senza mai aver paura di essere giudicato estetizzante. Con l’abilità con la quale riesce a tenere viva la commedia umana di Pasquale, e renderla coinvolgente, senza mai spezzare quel filo sottile di amarezza che vi corre sotto in filigrana.

Tony Driver
Teaser Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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