The Menu: recensione del thriller gastronomico con Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes

21 ottobre 2022
3.5 di 5

Quello di The Menu è un pasto davvero originale, che non di dimenticherà facilmente. Diretto da Mark Mylod il film è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e arriverà il 17 novembre nelle sale italiane.

The Menu: recensione del thriller gastronomico con Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes

Un gruppo di persone s’imbarca su uno yacht per raggiungere un’isola. Su quell’isola, un ristorante. L'Hawthorne, che non è un ristorante qualunque, però. È uno di quelli non solo carissimi (1250 dollari, fate voi la conversione), dove si fa altissima cucina. Quella cucina che diventa arte, ricerca, sperimentazione, filosofia. Esperienza. A giudicare dai cibi, dagli ingredienti, più un Noma, che un’Osteria Francescana, forse, ma questo in fondo conta poco.
Non sembrano simpaticissime, queste persone. Ci sono tre arroganti e caciaroni manager di una qualche ricchissima tech company, una coppia di milionari (lui si capisce che ha qualche segreto), un vanesio attore in declino (John Leguizamo che mi pare evidente faccia una versione minimal del tardo Johnny Depp) e la sua assistente, una critica gastronomica piena di prosopopea e di sé, la donna che ha lanciato la carriera dello chef del ristorante, e il suo untuoso sicofante.

E poi ci sono i nostri due protagonisti, Nicolas Hoult e Anja Taylor-Joy: lui fanatico di cucina, gastrofighetto ossessionato da tecniche e dalla foto dei piatti, supereccitato per aver finalmente trovato un tavolo e godere delle elaborate prelibatezze dell'Hawthorne; lei accompagnatrice un po’ misteriosa (ma un po’ no) che capiamo non essere stata la sua prima scelta.
Perché, arrivati sull’isola, la preparatissima e militaresca assistente dello chef, nonché maître del ristorante, che sa tutto di tutti gli ospiti, rimane un po’ così di fronte a chi non pensava di dover accogliere.
Una volta sull’isola, e una volta seduti a tavola, portata dopo portata, tutti questi personaggi capiranno che quella cena, e quel menù che pensavano di degustare, ideato concettualmente dallo chef di Ralph Fiennes, che nel film si chiama Julian Slowik, riserveranno per loro delle sorprese dapprima solo sgradite, e poi pericolosamente letali.

Alla sceneggiatura di The Menu ci sono Will Tracy e Seth Reiss. Il primo viene da Succession (come il regista Mark Mylod, peraltro), The Onion e John Oliver; il secondo è l’uomo dietro a molti testi di Seth Meyers. Non c’è da sorprendersi, allora, se i toni di questo thriller gastronomico siano spesso borderline con quelli della satira acidissima.
Chi sono i bersagli di questa satira? Tutti. L’attore mitomane e presuntuoso, che fa name dropping e spara balle. I tre yuppie del terzo millennio. Gli ipocriti bravi mariti.
Ovviamente, gli chef filosofi megalomani e con la sindrome di Dio, che non solo decostruiscono tutto, spumano, gelificano, affumicano, vaporizzano, concettualizzano, che su tutto pontificano.
E, soprattutto, coloro i quali pendono dalle loro labbra in maniera acritica, non reagendo nemmeno di fronte alla più sfacciata delle evidenze, e che conoscono tutto, sanno tutto, commentano tutto, esaltano tutto, senza sapere però nemmeno da che parte si afferra un tegame.

Se la cucina di alto livello è qualcosa che parla di vita e di morte, che scruta l'abisso, come ricorda il personaggio di Hoult, quella di chef Fiennes non è una brigade de cuisine, ma una setta. Lui, per loro, come spesso è anche nella realtà, un Dio, un guru, (oltre che) uno chef. Una di quelle sette disposte a tutto, per seguire i dettami e le visioni visionarie del loro capo. Anche al suicidio, o all’omicidio-suicidio, per dire.
La precisione ossessivamente meticolosa con la quale le pietanze vengono preparate, impiattate, servite, è la stessa con cui chef Slowik ha ordito il suo piano. Gli equilibri e le stratificazioni dei sapori gli stessi della composizione della sala, e dei segreti che piano piano emergono.
Ma, ovviamente, quello che lo chef non poteva prevedere era l’imprevisto. Anja Taylor-Joy. O Margot, come si fa chiamare nel film. Una Margot che non appartiene né al mondo di quegli arroganti commensali, né del tutto è parte integrante di quello dello staff di cucina. Una scheggia impazzita che potrebbe sabotare un piano perfetto, se la perfezione fosse di questo mondo.
Ma anche la persona che, quasi come in Ratatouille, ricorda allo chef cosa significhi davvero il cibo e la sua preparazione, e che non si cucina per ossessione, ma per amore. Che lavora sulle madeleine, e che a tante portate elaborate e pretenziose, preferisce un cheeseburger che ha il sapore della salvezza.

A pensarci bene, non è originalissimo, The Menu, e forse eccede a tratti in concettualità e fighetteria proprio come i menù che racconta. Ma è un film capace di avere un côté cheesburger e patatine, di ricordarsi le basi di un genere che può (anche) essere unto e bisunto dietro all’impiattamento impeccabile.
Ci si diverte, insomma, in tutti i sensi.
Chissà se un Bottura, o chi per lui, la penserebbe allo stesso modo. Un marketing astuto e coraggioso andrebbe a chiedere pareri agli chef, e non ai critici di cinema: spesso parolai e vanesi come quella gastronomica del film.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento