The Help: la nostra recensione del film

19 gennaio 2012
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Un racconto tutto al femminile di donne che trovano un linguaggio comune al di là delle barriere sociali e razziali.


Anni 60 stato del Mississipi, profondo sud degli Stati Uniti. Terra di soprusi e razzismo legale da secoli nei confronti dei “negri” (ci vorrà tempo per passare a neri e poi all’attualmente in uso afroamericani). Il contesto è tanto, il “messaggio” etico è quasi tutto in The Help. Come non essere d’accordo con un film che racconta di esseri umani spesso trattati ancora come schiavi, pur pagati (poco). Come non identificarsi in queste donne, matrone e materne, che finirono per crescere con amore e capacità pedagogiche generazioni di bambini bianchi dovendo invece far crescere i propri a qualcun altro. Un pregio e insieme un limite di questo film, che però ha un valore aggiunto: le sue donne, le sue attrici. Se c’è una cosa che non cambia nella società afro americana è proprio il ruolo di queste mamme. Donne dal coraggio straordinario che di frequente devono crescere i figli da sole, facendo magari più lavori, con mariti spesso latitanti, quando non impegnati con droga, alcol o criminalità.

Gli anni ’60 furono gli anni della lotta per i diritti civili e se spesso la storia ha ricordato grandi uomini che ne divennero portavoci nella politica e poi nella storia come Martin Luther King, furono spesso le donne, nella quotidianità, con piccoli enormi gesti di rottura, a dare il là ai cambiamenti maggiori. Basti pensare a Rosa Parks che si rifiutò nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco dando il via al boicottaggio degli autobus e accendendo la miccia del movimento dei diritti civili che poi negli anni ’60 finì per cambiare l’America. Molto merito fu di quella famiglia Kennedy che qui fa capolino più volte nei televisori e dalle radio, con indignazione delle famiglie iper conservatrici di Jackson, Mississipi.

Tratto dal romanzo di esordio di Kathryn Stockett, vero best-seller negli Stati Uniti, The Help è un racconto tutto al femminile di donne che trovano un linguaggio comune al di là delle barriere sociali e razziali. Vuole parlare delle storie delle domestiche nere, raccontando un punto di vista diversa sulla storia famigliare di quegli anni. Nel farlo talvolta finisce col mostrare le ricche donne bianche come macchiette a loro volta stereotipate, isteriche e annoiate (Jessica Chastain e soprattutto Bryce Dallas Howard sono forse penalizzate proprio per questo), ma nel complesso riesce ad emozionare e coinvolgere, regalando ritratti umani e forti di donne coraggiose. Non solo le brave e premiate Octavia Spencer e Viola Davis, ma anche la sempre più brava Emma Stone, neolaureata bianca di famiglia borghese che vuole fare la giornalista e che decide di raccogliere le storie di queste donne. In questo modo diventa complice coraggiosa di un gesto simbolico, ma potente, quello di guardarsi negli occhi e cercare di conoscersi.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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