The Equalizer: la recensione del thriller con Denzel Washington

08 ottobre 2014
3.5 di 5
8

Quando il professionismo c'è e si vede, l'intrattenimento ne guadagna.

The Equalizer: la recensione del thriller con Denzel Washington

Il film diretto da Antoine Fuqua ricorda che l’esperienza professionale è pur sempre un valore di grande pregio e di pari importanza agli altri elementi che costituiscono l’intrattenimento cinematografico. Specialmente di un genere inflazionato come il thriller, di quelli in cui un uomo solo fa a pezzi i cattivi. Il regista non vanta grandi titoli nella sua filmografia ed è a certe condizioni che sa mettere a frutto la sua professionalità. Una di queste condizioni è avere un buon copione (alcuni registi sono restano bravi a dispetto del testo che devono trattare, lui ne soffre). L’altra condizione, a quanto pare, è che tra i protagonisti ci sia Denzel Washington.

È fuori discussione la presenza scenica dell’attore quasi sessantenne, sempre fedele a se stesso eppure sempre diverso. Washington è in parte, perennemente credibile qualunque sia il personaggio che interpreta, qualcuno realmente esistito o puramente fittizio, che richieda intensità drammatica o fisicità intimidatoria. In The Equalizer è un ex agente dei servizi segreti che ha cambiato vita e con una nuova identità si è guadagnato un lavoro normale e una quotidianità tranquilla. Lui stesso ha arricchito il personaggio, riempiendo la sua autoimposta solitudine di piccoli gesti maniacali, come se la ripetitività e la routine lo aiutassero a mantenere in ordine il disordine interiore.

Fuqua si dimostra professionale anche nel contenere gli esercizi di stile. La sua regia si modella sulla figura costruita da Denzel Washington e solo in pochi casi si prende libertà creative, come fa nel descrivere gli altri personaggi e in particolare il tatuato e malvagio Marton Csokas. Quando l’Equalizzatore entra in azione, il ritmo non cambia essendo il film centrato su di lui, un uomo che sa quello che fa, che sa come e quando lo deve fare. Anche l’epilogo finale nel grande magazzino di bricolage asseconda la natura dell’eroe privilegiando la suspense anziché il fragore. Mentre i criminali, quasi sempre in affanno per tutto il tempo, imbracciano armi automatiche, lui usa gli oggetti circostanti come trapani, sparachiodi e tagliasiepi. Equalizzare, livellare, riportare in bilancio i conti di giustizia è la sua più alta motivazione (leggermente improprio è il titolo italiano), così come altrettanto equo è apprezzare The Equalizer.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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