The End? L'Inferno fuori Recensione

Titolo originale: The End? L'Inferno fuori

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The End? L'inferno fuori: la recensione dell'horror con Alessandro Roja

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The End? L'inferno fuori: la recensione dell'horror con Alessandro Roja

I fratelli romani Marco e Antonio Manetti, in arte Manetti Bros., sono ormai gli unici in Italia a portare avanti la bandiera del cinema di genere, un tempo florido nel nostro paese e oggi praticamente estinto. Lo hanno fatto da registi, dirigendo al cinema e in tv horror, thriller, film di fantascienza, polizieschi e musical, e lo fanno ora anche da produttori, offrendo delle chance ad autori che ne condividono la passione e che in qualche caso hanno visto crescere. Sono inoltre gli unici – grazie soprattutto al successo critico e di pubblico di Ammore e malavita - ad essersi conquistati l’autorevolezza necessaria per poter garantire l’uscita in sala di questi prodotti, per quanto in piena estate, periodo che non dovrebbe scoraggiare i fan hardcore del genere, attratti dal loro sigillo di qualità.

Sono passati quasi 40 anni da quando Lucio Fulci reinventava lo zombi movie in Zombi 2, col fondamentale apporto dei trucchi di Giannetto de Rossi. E ne sono passati 24 anni da quando Dellamorte Dellamore, frutto della mente di Tiziano Sclavi, diventava un (ottimo) film di Michele Soavi, sceneggiato da un Gianni Romoli pre-Ozpetek,. Poi, più niente di rilievo. The End? L’inferno fuori si presenta dunque come un’opera prima che ha l’ambizione di riportare in sala l’horror in uno dei suoi sottogeneri più popolari e sfruttati allo stremo negli ultimi anni essenzialmente in campo televisivo.

Daniele Misischia affronta le orripilanti creature che sono il nostro più oscuro riflesso, con l’occhio rivolto al post-apocalittico di film come La città verrà distrutta all’alba, 28 giorni dopo e Rec, dove più che i classici, lenti ma inesorabili morti viventi, si parla di esseri umani mutati in feroci assassini e cannibali da qualche misterioso virus. Nel suo film la parola zombi non viene mai pronunciata, anche perché ogni nuova narrazione azzera quello che è venuto prima e i protagonisti non li hanno mai visti neanche al cinema, ma i mostri sono chiamati infetti.

L’espediente narrativo da cui parte la storia è quello di rinchiudere il protagonista nel vano di un ascensore, ambientazione claustrofobica per antonomasia. Tranne l’inizio e la fine, è lì che si svolge l’infernale giornata di Claudio Verona, un tipico quarantenne rampante, aggressivo e sgarbato, il cui unico scopo è fare soldi. Diretto a un fondamentale incontro di lavoro nella sua azienda, l’uomo resta chiuso in cabina per un guasto, senza sapere che fuori si sta scatenando l’inferno. L’abitacolo diventa al tempo stesso per lui trappola e salvezza. Mentre il mondo fuori impazzisce, nella speranza di uscirne vivo, non gli resta che fare i conti con i propri limiti e le proprie paure, diventando forse anche un essere umano migliore.

Ben girato e recitato con grande adesione da Alessandro Roja, uno di quegli attori così rari in Italia, che provano sempre a calarsi in storie diverse e ruoli che escano da una consuetudine rassicurante, The End? soffre però a nostro avviso di una durata un po’ dilatata e della reiterazione di eventi che finiscono col diventare prevedibili e dunque meno spaventosi. Se al primo attacco anche noi, come l’uomo nell’ascensore, trasaliamo, all’ennesima comparsa degli infetti siamo già convinti che non potranno raggiungere il protagonista e dunque tendiamo a rilassarci. Il film non manca di ironia, specie nella parte iniziale, e riprende vivacità con l’innesto del poliziotto interpretato con vivacità da Claudio Camilli, anche se gli attori in questo caso non sono aiutati da dialoghi a volte banali e mai abbastanza significativi.

Non vorremmo apparire troppo severi nel giudicare un debutto acerbo ma promettente, un piccolo film fatto in maniera artigianale, che ha comunque il merito di tentare un approccio contemporaneo serio al genere e di trarre il massimo dal budget a sua disposizione. Del resto non ci sono scene palesemente sbagliate e si nota un’attenzione al dettaglio insolita per questo tipo di film. L’aspetto più interessante - che sia voluto o meno, è comunque il sottotesto metaforico inscindibile da questo genere di storie, che hanno al centro un’umanità improvvisamente impazzita e bramosa di sbranare il prossimo. Di questi tempi, sembra appena un’esagerazione del mondo in cui ci ritroviamo a vivere e delle brutte persone che siamo diventati: dalla mancanza di rispetto per le donne e gli uomini con cui dovremmo condividere pacificamente il nostro spazio vitale, alla rabbia furiosa e omicida con cui gli infetti distruggono gli altri, il passo non è poi così lungo. Per sopravvivere all’odio e alla ferocia immotivata forse basta restare – o ridiventare – umani, anche se alla luce di quello che succede nel film e del finale aperto, non è una strada facile e dagli esiti certi per chi è prima vittima e poi testimone sgomento del Male.

The End? L'Inferno fuori
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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