The Chaser: recensione del thriller coreano di Na Hong-jin

11 marzo 2021
4 di 5

Nel 2008 debuttava con questo film spietato e incessante uno dei più importanti nuovi talenti del cinema coreano, che si ispirava direttamente al Memories of Murder di Bong Joon-ho. Il film è disponibile in streaming su Amazon Prime Video. La recensione di Federico Gironi.

The Chaser: recensione del thriller coreano di Na Hong-jin

A Seoul c’è un serial killer. Tortura e uccide prostitute, dopo averle avvicinate da semplice cliente. A capire per primo che qualcosa non torna, dopo che due delle sue ragazze sono scomparse, è un protettore. Guarda caso, faceva poliziotto (corrotto), nella sua vita precedente.
Arriva una nuova chiamata, il protettore costringe una nuova ragazza a recarsi dal cliente, con l’intenzione poi di farsi comunicare l’indirizzo di casa sua e andare a controllare di persona. Ma qualcosa va storto. Anche per il killer.
Il protettore riesce a scovarlo, in strada. Arriva anche la polizia. Ma il killer è furbo, oltre che pazzo. E quella ragazza potrebbe essere ancora viva: ma dove?

The Chaser è un piccolo labirinto. Un dedalo di trame, inganni, menzogne, errori che confonde, come certe intricate vie si Seoul che racconta, e che difficilmente lascia intravedere gli slarghi del successo, o permette spiazzi di respiro.
Il primo lungometraggio di Na Hong-jin non è però confuso e ingarbugliato: c’è una geometria precisa e rigorosa, in quel suo intreccio. Magari non la colgono pienamente i suoi protagonisti, specie chi lotta contro il tempo per salvare una vita, ma noi ce ne accorgiamo. E lui, Na, è perfettamente in controllo.

Come Memories of Murder, anche The Chaser è stato ispirato da reali fatti di cronaca nera coreana. Ed è chiaro che il film di Bong è stato un’ispirazione, un riferimento: nelle atmosfere cupe, nel racconto sfacciato del Male, nelle relazioni tra i personaggi (che bello, qui, il rapporto tra il protagonista e la figlia della donna rapita), nel commento sociale che non è mai sfacciato ma rimane sempre, chiaramente, sottotraccia.
E però, rispetto a quel film, The Chaser è meno disteso, meno aperto alle fugaci apparizioni della leggerezza: è incessante e martellante, un film constrictor che avvolge progressivamente lo spettatore nelle sue spire per togliergli il respiro, e per negargli ogni luce. The Chaser è spietato, e senza speranza.

Na Hong-jin lo dimostrerà benissimo nei suoi film successivi, The Yellow Sea e Goksung: il suo grande interesse è dipingere tutte le sfumature del Male, mostrarne la natura ambigua, seduttiva, pervasiva. Perciò, in questo suo percorso, in questo suo primo film, non c’è tempo da perdere con la scoperta di un colpevole, dichiarato da subito: il discorso è tutto sulle sue azioni, sul loro impatto, sulla loro irreversibilità. Sul tentativo disperato di arginare gli effetti.
Ma, come cantava qualcuno, “come può uno scoglio / arginare il mare”?



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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