The American, la recensione del film con George Clooney

08 settembre 2010
2.5 di 5
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Il thriller diretto da Anton Corbijn.

The American, la recensione del film con George Clooney

Sotto l’abito da thriller che indossa, uno dal taglio classico e un po’ anonimo già visto su tanti prodotti analoghi, The American nasconde un corpo - e un cuore, freddo – martoriato da una passione silente e autoimposta. È, insomma, una storia su una redenzione (im)possibile, quella di un killer che non sa e non può vivere e (non) cerca di sfuggire a un destino che lo bracca e di cui è cosciente.

Volutamente crepuscolare e algido, ma senza avere mai il coraggio di abbracciare questa sua misura e questa sua chiave fino in fondo, Anton Corbjin, dopo aver raccontato lo strazio del vivere che aveva addosso Ian Curtis, si affida a uno dei corpi divistici per eccellenza per mettere in scena uno strazio analogo e differente al tempo stesso: quello di un uomo stanco, di sé e della sua solitudine, che cerca con rabbiosa rassegnazione un appiglio per risalire sul carrozzone della vita vissuta.

Un uomo certosino e inconsapevolmente spirituale, caratterizzato dalla banale contrapposizione la sua abilità (la morte, la costruzione di strumenti che la perseguono) e la passione per i più effimeri e magnetici simboli della bellezza e della libertà del mondo degli insetti, le farfalle.

Un cuore, come detto, c’è eccome, in The American. Ma è per l’appunto freddo, immoto, incapace di pulsare realmente e regolarmente, appesantito da una dolenza spesso di maniera e da piccole ma pesanti facilonerie senza le quali, forse, l’obiettivo di Corbjin sarebbe stato assai meglio centrato. Manca, nel film, la passione al calor bianco, il bruciore del ghiaccio, la vitalità angosciata che viene dal mortifero.

E se le responsabilità sono di certo del regista, che fotografa un Abruzzo brullo e dolente, senza però catturarne la potenza della terra, c’entra anche un George Clooney che ce la mette tutta a mostrare inquietudine e sofferenza ma che non trova ritmo e misura, finendo con il risultare costantemente ostentato, alla stregua delle tette di una Violante Placido novella Maddalena, puttana dal cuore d’oro e speranza di redenzione.

Ecco, la redenzione: in un film dove, oltre alla prostituta, l’unico compagno del protagonista è un prete (peccatore), e dove il twist del finale non arriva affatto come una sorpresa, forse ci sarebbe voluto il coraggio di chiudere le vicende appena prima, evitando la retorica svolazzante e con un senso di sacrificio che avrebbe donato al quanto avvenuto prima un senso assai più profondo.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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