The 33: Recensione del film con Antonio Banderas tratto da una storia vera

11 marzo 2020
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The 33 con Antonio Banderas racconta la storia vera di 33 minatori rimasti sepolti in Cile, nel 2010.

The 33: Recensione del film con Antonio Banderas tratto da una storia vera

Agosto 2010, Copiapó, Cile: anche oggi degli uomini entrano nella miniera di San José per trovare l'oro che nelle loro tasche non c'è e non ci sarà mai. Il caposquadra Don Lucho (Lou Diamond Phillips) intuisce che la montagna è instabile, ma i capi non vogliono saperne di rimandare il turno: i trentatrè minatori entrano comunque, tra di loro c'è il deciso Mario Sepúlveda (Antonio Banderas). La montagna collassa, i 33 rimangono prigionieri, sepolti vivi, con pochi viveri. L'azienda vuole arrendersi, ma fortunatamente il ministro delle miniere Laurence Golborne (Rodrigo Santoro), mosso anche dall'accanimento di alcuni parenti tra cui María Segovia (Juliette Binoche), non ci sta.

The 33 è uno di quei lungometraggi che mette il recensore di fronte a un bivio etico e morale: giudicarlo solo sul piano cinematografico? Tener conto soprattutto dei contenuti? E, ancora più importante, ha senso distinguere i due piani? Se volessimo infatti adottare un giudizio puramente tecnico su The 33, diretto dalla regista Patricia Riggen attiva in tv, il film fatica: sulla durata di due ore piene, ha un registro drammatico piuttosto blando, che incanala tutti i risvolti della storia vera negli stereotipi del disaster movie. C'è il personaggio che non ci crede, quello che ci crede nonostante tutto, quello che capisce tutto in anticipo e avvisa senza venire ascoltato, c'è qualche alleggerimento ironico e cameratesco, c'è l'uso di star internazionali (Banderas, Binoche) e locali per interpretare uomini in realtà tutt'altro che glamour, c'è qualche picco retorico (un salvataggio e un parto in contemporanea). C'è persino un azzardato momento onirico e visionario, poco amalgamato col resto.

Se The 33 rimane è però, semplicemente, grazie alla metafora che l'esistenza stessa aveva crudelmente preparato per i poveri trentatré lavoratori. Prigionieri di una tomba d'oro, che nelle circostanze non ha più alcun valore. E' una storia sul valore della vita umana, un ottimo modo per capire come non sia purtroppo universalmente riconosciuto: la possibile morte dei minatori sembra essere un danno collaterale aziendale e, tutto sommato, qualcosa che persino il Presidente vorrebbe mettere a tacere. E' una storia sulla povertà materiale e sulla ricchezza di spirito, unica a poter in effetti creare la coscienza di una nazione (in quest'ottica, si accetta il finale patriottico). In più, è un racconto in cui si nobilita la figura del leader, incarnato da due personaggi differenti, due "anticorpi" nel momento del bisogno: Mario che nelle viscere della Terra aiuta a mantenere la calma, e il ministro Golborne che smuove anche il Presidente e non si arrende.
D'accordo, The 33 è una fiction in confezione lusso, ma per chi non digerisce documentari, rimane un'occasione per riflettere su un episodio specifico che ha, ahimè, una lettura universale.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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