Tata Matilda e il Grande Botto - la nostra recensione

01 giugno 2010
3 di 5

C’è tutto un mondo, dentro un film come Tata Matilda e il Grande Botto. Che non è solo quello della Mary Poppins citata (in)direttamente, modello guardato con rispetto e ammirazione ma mai plagiato né storpiato.

Tata Matilda e il Grande Botto - la nostra recensione

Tata Matilda e il Grande Botto - la recensione

C’è tutto un mondo, dentro un film come Tata Matilda e il Grande Botto. Che non è solo quello della Mary Poppins citata (in)direttamente, modello guardato con rispetto e ammirazione ma mai plagiato né storpiato.
C’è il mondo di un cinema per ragazzi che riporta al centro di tutto i sentimenti semplici ma mai banali, l’immaginazione e la creatività vere e non quelle omologate da facili effetti speciali e non e da formule preconfezionate su scala industriale. C’è un mondo che va scomparendo, e che andrebbe preservato con la cura che si riserva alle specie in via d’estinzione. Perché se i tempi – fortunatamente - cambiano, non è mai il caso di gettare via il bambino con l’acqua sporca.

Con severa fermezza e amorevole cura, la Tata interpretata da un’Emma Thompson che è cuore e cervello dell’operazione arriva a mettere (dis)ordine creativo laddove le asperità della vita hanno portato fatica e dolori, senza negare ma al contrario amplificando i sogni, le speranze e le possibilità dei bambini come quelle degli adulti. Ma il buonismo a tutti i costi non è di questi lidi: perché i compiti si esauriscono, le infrazioni vengono punite, i risultati raggiunti solo dopo che le lezioni sono state faticosamente imparate e i conflitti sedati.
Niente buonismo, ma tanta bontà, molti sorrisi, sincera generosità. E allora ecco che al procedere della crescita dei bambini si rivela il vero volto della nera tata militare. Volto universalmente materno, nel quale trovare calore. E ritrovarsi, insieme, grandi e piccoli cui è concesso un terreno comune, concreto e immaginifico nel quale alle prove più ardue, ai tentativi più meschini, alle rigidità più dolorose, si alternano senza soluzione di continuità le infinite meraviglie garantite dalla fantasia e dall’immaginazione, dall’amore.

Proprio come nella vita, quella vera. Che, per rimanere in tema, viene banalizzata e pubblicitarizzata da programmi come Operazione Tata. E dire che la regista del film, Susanna White, proviene proprio dal mondo della televisione.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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