Tartarughe Ninja: la recensione del film con Megan Fox

17 settembre 2014
2.5 di 5
23

Donatello, Raffaello, Michelangelo e Leonardo tornano a colpire

Tartarughe Ninja: la recensione del film con Megan Fox

L'ultima volta che avevamo visto sul grande schermo le Tartarughe Ninja nate nelle pagine dei cartoonist Kevin Eastman e Peter Laird nel lontano 1984 (si celebra quest'anno un trentennale), era stato per il mediocre lungometraggio animato TMNT, nel 2007.

Non si può dar torto a Michael Bay in qualità di producer, se ha desiderato fortemente insistere per un reboot dal vero, con i tartarugoni umanoidi interpretati in performance capture. Trait d'union tra il mondo del fumetto e quello del cinema, quando il termine "cinecomic" non esisteva e questi adattamenti non erano ancora così frequentati, a maggior ragione possono avere spazio nel mercato attuale. Questo ennesimo reboot, se si contano le tante ripartenze del franchise, presenta l'amica delle tartarughe April O'Neil come giornalista tv, rifacendosi quindi all'impostazione dei vecchi lungometraggi degli anni Novanta, dove i protagonisti erano a cura del Jim Henson Creature Shop.

Reporter insoddisfatta, April O'Neil intuisce che in città dei misteriosi vigilanti stanno ostacolando la minaccia del cruento Clan del Piede: sono quattro tartarughe mutanti, intelligenti, adolescenziali e ninja, addestrate da un padre-sensei, un ratto. Michelangelo, Donatello, Raffaello, Leonardo e Splinter altri non sono che le cavie da laboratorio di un esperimento del padre di April, eliminato da un suo perfido socio, ammanigliato proprio col Clan e col temibile Shredder. Tra lotte e capitomboli, le tartarughe troveranno una famiglia, mentre April troverà la carriera.

Se il fumetto originale era nato come una parodia, le TMNT col passare degli anni si sono assestate su avventure semiserie a misura di teenager come loro, molto adatte al target medio attuale di Hollywood. Per production design ed effetti, il film di Jonathan Liebesman ci è sembrato quello che ha saputo meglio cogliere l'estetica non troppo pulita del materiale underground d'origine; l'atmosfera urbana guarda ai film dei '90, ma le tartarughe in sè sono più vivaci ed espressive grazie alla CGI.
Bay e Liebesman hanno preso alla lettera la passionalità teen dei protagonisti, con una vagonata di battute idiote, citazioni di tendenza ("Sta facendo la voce di Batman", "Non ho mai capito il finale di Lost"), una bonazza (Megan Fox alias April) e azione coreografica "megacool". Se considerassimo questi come difetti, ci porremmo lontani dal punto di vista corretto, e non ne abbiamo l'intenzione. Eppure il film poteva essere comunque migliore.

Un sensibile difetto è l'eccessiva aribitrarietà nel tratteggiare il villain: teenager o meno, affinché lo spettatore si affezioni a un eroe d'azione, dovrebbe assistere a sfide plausibili (non realistiche: plausibili nel contesto). Shredder è letale a corrente alternata: sembra invulnerabile o al contrario distratto e approssimativo, in base a pure esigenze meccaniche di sceneggiatura. Un altro problema è l'affidare il ruolo umano a Megan Fox, sexy sì, ma troppo ingessata per garantire il minimo di credibilità al personaggio. Malinconico poi che una grande presenza come Whoopi Goldberg, nei panni della direttrice del network, si limiti a quattro battute che avrebbe potuto recitare chiunque. Tutti limiti che Liebesman e Bay avrebbero potuto aggirare se avessero sbilanciato il film sulla parodia di cui sopra, che quando (troppo raramente!) affiora, lascia intuire il potenziale di contagiosa goliardia della serie.
Se vi accontentate di una scena davvero memorabile (l'indiavolata infinita scivolata sulla neve), potreste anche considerare le nostre recriminazioni come le lagne di un genitore, che pretende troppa maturità da un figlio imberbe.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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