TÁR: la recensione del film con Cate Blanchett presentato in concorso a Venezia

01 settembre 2022
3.5 di 5
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Una direttrice d'orchestra molto apprezzata, interpretata da Cate Blanchett con grande carisma e classe è la protagonista di Tár il film di Todd Field presentato in concorso al Festival di Venezia. La recensione di Mauro Donzelli.

TÁR: la recensione del film con Cate Blanchett presentato in concorso a Venezia

È abituata sempre a salire sul podio, Lydia Tár. Nella prima scena nell’inedito ruolo di solista, intervistata davanti a un pubblico di appassionati. Nel resto del film la vediamo dirigere la sua orchestra berlinese, dando le spalle alle poltrone vuote di un teatro, in attesa di essere riempito da quegli stessi appassionati. È un raro esempio di direttrice d’orchestra donna, americana, dal curriculum che occupa alcuni minuti di presentazione. È sempre in controllo, rigorosa erede di una tradizione che da quelle parti ha visto con la bacchetta in mano dei mostri sacri della professione come Herbert von Karajan. La sua carriera è all’apice, sta per presentare un libro sulla sua visione della musica che già sta attirando molta attenzione, ma soprattutto preparando un’esibizione della Quinta Sinfonia di Mahler. 

Un mondo antico, costruito su una ritualità residua del secolo scorso, con sul podio un padre padrone, un maestro, senza declinazione al femminile, anche se è una donna a proseguire la tradizione. Come dice la stessa Tár, un’orchestranon è una democrazia, e diremmo neanche un’oligarchia, ma una tirannia, gestita con il pugno di ferro e totale autonomia, in cui la modernità però negli ultimi anni sta facendo intravedere, almeno nell’esercizio della giustizia e delle nomine dei solisti, una divisione dei poteri. Todd Field scrive nelle note di regia che “questa sceneggiatura è stata scritta per un'artista: Cate Blanchett. Se avesse rifiutato, il film non avrebbe mai visto la luce”. Ne siamo ben convinti, visto che questo ritratto di un mondo ovattato, luccicante all’esterno e spietato all’interno, è una sorta di statua vivente scolpita intorno al carisma, all’eleganza e alla classe di una delle poche dive del cinema contemporaneo.

Tár è il ritratto di un mondo che si sgretola, in cui un centro di potere perde i suoi privilegi, sottoposto alla forza propulsiva di una modernità più attenta agli sconfinamenti non più accettati fra potere e abuso. Un esame preciso, dal linguaggio cromatico e la composizione di luoghi e temperature emotive implacabili, che mette in risalto la natura matematica della musica, più che quella melodica. La protagonista è un personaggio granitico e come tale incapace di gestire delle incurvature, priva della minima flessibilità che fa superare degli scossoni senza il rischio di crollare senza preavviso. Un mondo dell’orchestra che non è dissimile a quello del cinema, con in cima alla piramide il regista, o una stessa società odierna, sempre più binaria e manicheista, disabituata all’arte del compromesso. 

La manipolazione strisciante inizia a emergere come elemento chiave nella gestione da parte della protagonista del suo universo di collaboratrici, da cui proviene anche la compagna, con cui hanno adottata un dolce bambina. Proprio (solo) lei emergono i rari momenti in cui la maschera impettita della persona di potere svela un barlume di umanità, lontana dal podio da cui vive la vita come una costante ossessione: per il potere in sé oltre che per la musica. Un’ossessione che la tormenta anche di notte, sotto forma di rumor notturnii inattesi, forma di colonna sonora che non le permette mai di rilassarsi, abbassare le difese, se non quando evade per correre lungo il fiume.

Una storia sul potere malato che viene spinto verso i margini, con l'emergere di una nuova generazione che non sembra subire il fascino del potere, ma quello della proiezione della (propria) realtà attraverso i social. Se Cate Blanchett è semplicemente straordinaria, il film segna il passo nella parte finale, smarrisce la tensione spiazzante che seduce fino a quel momento, quando racconta il crollo del sistema di potere della sua protagonista. 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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