Tappo - Cucciolo in un mare di guai, la recensione del cartoon

20 gennaio 2020
3 di 5

Nulla di memorabile, un bignami affettuoso di questo tipo di cartoon a quattro zampe.

Tappo - Cucciolo in un mare di guai, la recensione del cartoon

Tappo è un cagnolino viziato dalla sua ricca, anziana padrona. Non conosce nulla del mondo, così quando la vecchina muore non gli rimarrebbe che sperare nell'amore dei nuovi proprietari. Mal gliene incoglie: gli eredi Claire e Norbert puntano solo ai beni e ai soldi, e quando si accorgono che per disposizione testamentaria devono badare a lui, Tappo è già lontano. Cercheranno di recuperarlo, ma il piccolo cane troverà prima l'amore di Zoe, una ragazza che sogna di sfondare come cantante e sbarca il lunario consegnando pizze.

Prendete Lilli e il Vagabondo, Oliver & Company, La carica dei 101 e i recenti Pets (non dimenticheremmo nemmeno Rex - Un cucciolo a palazzo), frullate queste ispirazioni e otterrete Tappo - Cucciolo in un mare di guai. Fortemente voluto dall'executive producer Conrad Vernon, altrove regista (Shrek 2, Mostri contro Alieni, Sausage Party), il film nasce infatti con la dedica al suo cane. Anche per questa ragione, Tappo è un lungometraggio animato che vive più che altro delle sue nobili e sincere intenzioni, che confluiscono in un copione in grado di coinvolgere gli spettatori più piccoli, trasformandosi in un bignami di questo tipo di storie. C'è il confronto tra la vera nobiltà dell'animo e la finta nobiltà dei beni materiali. C'è anche un confronto triplo tra gli altolocati, l'uomo comune e i poveri, rappresentati rispettivamente da Tappo, dai cani di città a spasso coi padroni e dai cani randagi. C'è un legame speciale tra ragazzina in scooter e cagnolino (difficile non pensare al più complesso Bolt disneyano). C'è una galleria di comprimari ricchissima, con una citazione evidente di Ace Ventura, più altri esseri umani caricaturali e d'imbranata crudeltà alla Edgar degli Aristogatti. Poi ancora cani di tutte le forme, nazionalità e personalità (con un aggiornamento, perché uno di loro è un complottista nevrotico). C'è anche qualcosa che funziona poco, come degli scoiattoli gangsta danzanti che lasciano il tempo che trovano.

Il regista Kevin Johnson, ex dei defunti Disneytoon Studios, confeziona tutto al meglio di quel che può, con un budget evidentemente ristretto e una messa in scena a cura dei canadesi Cinesite Animation, già dietro alla Famiglia Addams: si ripropongono i limiti di gestione degli ambienti e in alcuni modelli dei personaggi (soprattutto umani), ma la cura nei protagonisti canidi è sufficiente a trasmettere i concetti e le emozioni fondamentali. Tappo - Cucciolo in un mare di guai rappresenta piuttosto bene una tipica produzione animata in CGI dei tanti studi che a basso costo inseguono le performance Disney, Pixar, DreamWorks Animation e Illumination Entertainment: abbassando le aspettative prima di entrare in sala, i genitori potrebbero gradire, ma mai quanto i propri figli più piccoli.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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