Swiss Army Man - un amico multiuso: recensione del film con Daniel Radcliffe e Paul Dano

13 ottobre 2016
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Presentato nella sezione Panorama di Alice nella Città, alla Festa del cinema di Roma, uscirà in Italia distribuito da Koch Media.

Swiss Army Man - un amico multiuso: recensione del film con Daniel Radcliffe e Paul Dano

Opera prima di Daniel Kwan e Daniel Scheinert (collettivamente Daniels), registi di video musicali (e si vede), Swiss Army Man ha lasciato di stucco il pubblico del Sundance Film Festival (pare che qualcuno sia anche uscito prima) ma ha conquistato i più. Non è difficile capire perché, visto che è uno dei film indipendenti più bizzarri che ci sia mai capitato di vedere (e crediamo non solo a noi) in decenni di anche strane visioni. D'altra parte è così ben fatto e soprattutto tanto ben recitato da Paul Dano (attore magnifico in qualunque ruolo) e Daniel Radcliffe, irresistibile nella parte del cadavere che riprende vita, da finire per affascinare e divertire lo spettatore.

La storia inizia con Hank, in apparenza un naufrago su un'isola deserta, che - disperato per la solitudine in cui è costretto a vivere - sta letteralmente col cappio al collo, quando intravede un corpo sulla riva. Purtroppo per lui non è un essere vivente ma un cadavere, pieno di gas che emette quasi senza interruzione, tanto da permettergli di cavalcarlo come un'artigianale moto d'acqua. Ma la forza della sua disperazione (o della sua pazzia) riescono a farlo tornare in vita e a dargli la compagnia che gli mancava.

Non solo, Hank gli insegna cosa significa viaggiare su un autobus, andare al cinema con la ragazza che si ama (ma anche Netflix va bene quando il rapporto è rodato), tutte le cose di cui la morte ha fatto tabula rasa. Dal canto suo l'amico cadavere, Manny, ricambia mettendo il suo vitalissimo cadavere a disposizione per catturare il cibo e riscaldarsi. Nasce tra loro una fortissima amicizia. Manny sarà davvero la salvezza di Hank e la sua possibilità di incontrare la ragazza a cui non ha mai avuto il coraggio di parlare sul bus?

Tutto questo lo saprete vedendo il film, che parla essenzialmente di solitudine umana, di incomunicabilità e ipocrisia, simboleggiata per Manny, che in quanto cadavere non ha inibizioni sessuali né di altro genere, dal fatto che nascondiamo al prossimo le nostre funzioni corporali. La scatologia è una componente importante del film: la fenomenologia della cacca e della flatulenza ne è una parte fondamentale, che lo indirizza di preferenza a un pubblico giovanile e può sconcertare i più adulti, se si fermano alla superficie. Ma, come dicevamo, l'avventura di Hank col su coltellino svizzero umano ha un suo fascino: nei momenti musicali, nei riferimenti cinematografici disseminati nella storia e soprattutto - è bene ribadirlo - nelle interpretazioni dei due attori, che riescono a rendere poetica e delicata anche una storia in cui la colonna sonora è formata in gran parte da sonorissimi peti.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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