Spring Breakers - la recensione del film di Harmony Korine

05 settembre 2012
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Diffidate dai commenti ilari, ormonali e miopi: il nuovo di Harmony Korine è un film cupo, scomodo e funerario.

Spring Breakers - la recensione del film di Harmony Korine

Dimenticate gli affogagatti, gli schizofrenici, i padri-padroni, i sosia malinconici e auto ghettizzati, i trash humpers. Dimenticate i nani, i travestiti, i weirdos e il white trash.
I nuovi freak raccontati da Harmony Korine sono i nostri figli, i nostri fratelli, i nostri insegnanti; sono quelli che fanno hit su YouTube, che guadagnano, che se la comandano per le nostre strade. Essi vivono.
Ma se quelli di prima Korine li amava, sghembi drop out come lui, in Spring Breakers, per la prima volta, pare addirittura temerli, rimanere sgomento. Moralismo? Niente affatto. Solo devastante documentazione di quel che è sotto gli occhi di tutti, di quei tutti che ‘i freak son solo quegli altri là’ e che scelgono di non vedere, di non sapere. Come i genitori delle protagoniste, assenti, invisibili, muti.

Cupo, scomodo e disturbante, Spring Breakers è una Messa di Requiem del Sogno Americano a colori fluo e ritmo hip-hop. Un film che il Sogno Americano del successo & del possesso lo fa fuori, brutalmente, a colpi di pistola, per ben due volte.
In un mondo così, dove l’ambizione massima è il party senza fine e senza senso, dove le frasi e i dialoghi sono vuoti tormentoni che si svuotano da ogni senso nel loro infinito loop, dove persino la religione è svilita dal linguaggio che adotta (le parole sono importanti) per cercare di far presa sulle nuove generazioni, la spirale distruttiva è irrefrenabile.
Perché le anime belle e candidamente inette rimarranno tali, e sole, mentre chi danza col diavolo vi si avvinghierà sempre di più. E scoprire sé stessi, oggi, è solo rimanere quel che si è, senza redenzioni, perché il bene e la morale sono relativi e facilmente rovesciabili.

Eppure, in tutto questo, Harmony Korine non rinuncia all’ironia, che è forse l’unico salvagente rimastoci, e fa ridere amaramente il suo spettatore come mai prima d’ora.
In tutto questo, regala immagini cinematografiche indimenticabili per estetica e contenuto. Perché quella di tre ragazzine in bikini, intossicate, che cantano Britney Spears davanti a un pianoforte bianco, il mare sullo sfondo, il mitra in mano e un passamontagna rosa col logo di My Little Pony, è una delle migliori immagini simboliche, sintetiche e metaforiche dell’adolescenza che si ricordino.
In tutto questo, Harmony Korine gira un film antinarrativo, ellettico, ossimorico, riprende le suggestioni estetiche (e tematiche) del video "Umshini Wam" con una mano visivamente mai così consapevole e la fotografia straordinaria di Benoît Debie.
In tutto questo Spring Breakers è un film che, nel suo essere dopato e sballato, è una lucida e tagliente riflessione sull’orrore di un reale oramai letteralmente sottosopra.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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