Sole a catinelle - la recensione del nuovo film di Checco Zalone

30 ottobre 2013
2.5 di 5
1

Divertente nella parte centrale, il terzo film con Checco Zalone è troppo al servizio del suo protagonista

Sole a catinelle - la recensione del nuovo film di Checco Zalone

Se la prende con tutti Checco Zalone in Sole a catinelle, quindi non accusatelo di buonismo né di superficiale e gratuito ottimismo.
Non dategli del volgare, perché qualche parolaccia, magari detta al momento giusto, non hai mai fatto male a nessuno (e poi finiamola con il politically correct ad ogni costo...)
Non accusatelo di scarsa vis comica, dal momento che pochi attori sanno far ridere come lui, sfruttando simultaneamente il corpo, la mimica facciale e il dialetto barese.
Soprattutto non etichettate il protagonista di questo suo terzo film come l'ennesimo Candide che semina perle di saggezza in un mondo brutto e cattivo, finendo inconsapevolmente per cambiarlo.

No, il Checco di Sole a Catinelle, che pure ispira innata simpatia forse perché è un papà, è il puro prodotto di vent'anni di berlusconismo: un uomo che della crisi non si è neppure accorto e che si muove con disinvoltura in un universo di traffichini grazie a un'innata intelligenza economica e a un umorismo travolgente.
Certo, si tratta di un prototipo che ben conosciamo, ma visto che il film evita di proposito di caricarsi di quel livore e quel cinismo cordialmente detestati da Gennaro Nunziante nelle commedie, non ci sono né lezioni né polemica sterile.

Ma Zalone non si ferma qui, perché il suo secondo bersaglio è l'intellighenzia di sinistra con il suo pretenzioso cinema d'autore, le magliette di Che Guevara tirate fuori dall'armadio, le manie alimentari e i guru motivazionali.
In molti, a cominciare dal Paolo Virzì di Caterina va in città, l'hanno più o meno bonariamente messa in discussione, sicuramente con maggiore profondità, ma, se non altro, all'ex-comico di Zelig va il merito di aver coinvolto nella sua banda di villain anche i cosiddetti voltagabbana e di aver affrontato il tema dei finanziamenti.

Detto questo, nonostante la nostra passionaccia per Checco Zalone, ci troviamo a ripetere ancora una volta che non basta un attore a fare un film e che, paradossalmente, Gennaro Nunziante ha puntato tutto sul suo cavallo di razza solamente ora, perché Cado dalle nubi e Che bella giornata davano meno l'impressione di un one man show. Inoltre, per parlare il linguaggio nuovo a cui auspica Pietro Valsecchi, un film deve anche avere una direzione di attori nuova e uno stile nuovo.

Perché Gennaro Nunziante muove così poco la sua macchina da presa? Perché ha sentito il bisogno di colmare ogni attimo di silenzio con una musichetta allegra? Perché i personaggi secondari sono così poco tratteggiati? Dove sono finiti i buoni vecchi caratteristi?
Una personalità debordante come quella di Checco Zalone andrebbe domata, contenuta, inserita in un film più scritto. Allora sì che farebbe la differenza.

Divertentissimo nella sua parte centrale e fortunatamente estraneo al filone “lui, lei, l'altro”, Sole a Catinelle supererà probabilmente il record di incassi di Che bella giornata, anche grazie alle 1200 sale in cui esce.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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