Smetto quando voglio Recensione

Titolo originale: Smetto quando voglio

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Smetto quando voglio: la recensione della commedia con Edoardo Leo

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Smetto quando voglio: la recensione della commedia con Edoardo Leo

Quante volte ci siamo avvicinati speranzosi a un'opera prima italiana per poi restarne amaramente delusi? Più di quante vorremmo ammettere. Le commedie, in particolare, corrono un doppio rischio: non far ridere e ricalcare pedissequamente formule ampiamente collaudate (e consumate). E allora per fortuna c'è di tanto in tanto, out of the blue, viene fuori uno come Sydney Sibilia, che a 32 anni ha tutto il diritto di fregiarsi del titolo di giovane autore, in Italia generalmente assegnato ai debuttanti ultraquarantenni.

Assieme ai suoi cosceneggiatori Valerio Attanasio e Andrea Garello, Sibilia fa un esordio folgorante con una pellicola divertente e intelligente, la cui premessa è solo in apparenza assurda, visto che si prende spunto da un articolo di cronaca su due laureati in filosofia impiegati come netturbini a Roma.

In un paese in cui intelligenza, cultura e meritocrazia diventano paradossalmente handicap invece di vantaggi, un brillante ricercatore universitario della facoltà di Chimica, rimasto senza contratto per le solite manfrine, esasperato da una vita sempre in bilico e da una fidanzata che gli chiede un po' più di concretezza (fosse solo la certezza di poter pagare le rate del condominio), ricorre all'aiuto di 6 geniali laureati in altre discipline, tutti impegnati in lavori umili e ormai rassegnati, per mettere su una banda di spacciatori di una droga “legale” di sua creazione.

Parte da qui una girandola di situazioni che da un lato strizza l'occhio al cinema e alla tv americana e non solo: se i riferimenti immediati sono quelli a The Big Bang Theory e ai gangster movies di Tarantino e Guy Ritchie, con una spruzzata del venerato Breaking Bad, non ci si dimentica la lezione di quella grande commedia all'italiana - spesso, ma non qui, citata a sproposito - che trasformava i suoi amabili pezzenti in aspiranti banditi.

Sibilia sa che per fare una commedia corale che possa definirsi riuscita serve una serie di ingredienti, e li azzecca tutti: il bell'inizio con la Roma notturna ripresa dall'alto da un drone, l'arco narrativo compiuto che porta a un finale coerente, situazioni divertenti, battute irresistibili e attori non usurati dalla troppa esposizione, che siano disposti a stare al gioco e si sintonizzino sulla stessa frequenza.

A tutto questo aggiunge un'azzeccata colonna sonora, una bella fotografia fluò che dichiara subito i toni di un racconto surreale, la presenza di ambienti e personaggi di diverse generazioni in una storia trasversale, in cui dopo aver riso viene da dire: “oh, ma è proprio vero...”. Non c'è nessun commento esplicito o calato dall'alto sullo stato delle cose, ma tutto scaturisce - consapevolmente o meno non importa - dalle righe della storia, come un Easter Egg in un dvd.

Non vogliamo dire con questo che in Smetto quando voglio sia tutto perfetto: nella seconda parte c'è qualche lieve cedimento di ritmo e Valeria Solarino ha un ruolo un po' limitato, in una storia di maschi scervellati in cui è l'unica ad avere una coscienza. Ma sono peccati veniali per un film pieno di sorprese, in cui tutti sono in sintonia con l'obiettivo principale di una commedia: far ridere il pubblico. Magari - come in questo caso - anche di se stesso.

Infine, per una volta ci permettiamo di concludere citando tutti i protagonisti, perché isolarne qualcuno farebbe torto a tutti gli altri: il trascinante capobanda Edoardo Leo, il lunare Paolo Calabresi, l'irresistibile coppia di latinisti di Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, l'aspirante sfasciacarrozze Pietro Sermonti, l'esilarante Stefano Fresi e lo squinternato economista di Libero De Rienzo, senza dimenticare il veterano Sergio Solli nel ruolo del viscido barone universitario e lo sfiigurato malavitoso di Neri Marcoré.

Sono loro che danno corpo e anima a questa anti-banda della Magliana, i cui membri, dopo l'ubriacatura del successo, scoprono che, intelligenti o meno che si sia, il crimine (anche quando è "legale") non paga ma va pagato. Come le maledette rate del condominio.

Smetto quando voglio
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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