Sergio e Sergei - Il Professore e il Cosmonauta Recensione

Titolo originale: Sergio and Sergei

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Sergio e Sergei - Il professore e il cosmonauta: la recensione della commedia cubana

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Sergio e Sergei - Il professore e il cosmonauta: la recensione della commedia cubana

Per la sua storia e la sua posizione geografica, Cuba si è sempre trovata come il proverbiale (e manzoniano) vaso di coccio tra vasi di ferro: dirimpettaia degli Stati Uniti, paese ferocemente anticomunista, ha spesso dovuto far conto per sopravvivere sull’ingombrante e scomoda protezione dell’Unione Sovietica. Nel 1961 tra le due superpotenze ci fu la crisi della Baia dei Porci e Cuba conobbe il primo embargo totale da parte americana. L'anno successivo, per via deii missili sovietici a testata nucleare posizionati sull'isola, per poco non ci scappava la terza guerra mondiale.

Nel 1991, quando inizia la storia di Sergio e Sergei – Il professore e il cosmonauta, la confusione sotto il cielo è enorme: soffiano venti di libertà, il Muro di Berlino è stato abbattuto da due anni, il patto di Varsavia non è più in vigore, e, col crollo dei regimi comunisti legati a Mosca, l’Unione Sovietica si sta dissolvendo e non fornisce più aiuti a Cuba, mentre l’embargo americano crea enormi problemi economici ad un’isola che ne ha già conosciuti molti nel corso della sua storia. Lontano dalla Terra, il cosmonauta sovietico Sergej Konstantinovič Krikalëv, sulla base spaziale Mir, si prepara a battere il record di permanenza nello spazio: in tutto ci trascorrerà 311 giorni. Partito sovietico, rientrerà russo in un paese radicalmente cambiato: la leggenda vuole che non ci siano più i soldi per riportarlo a terra, anche se poi si scoprirà che il prolungarsi della missione, per motivi di ricerca scientifica, è volontario.

Il regista cubano Ernesto Daranas prende spunto in maniera suggestiva da questa situazione per il suo film, in cui immagina l’incontro fortuito tra un professore cubano di filosofia marxista, radioamatore, e il cosmonauta “dimenticato” nello spazio. Nel personaggio di Sergio confluiscono le esperienze personali dell’autore, costretto ad aprire una distilleria clandestina nel suo appartamento quando il lavoro da sceneggiatore non bastò più a dare da mangiare alla sua famiglia. Ed è certo ben raccontato il clima di sospetto e controllo di un momento in cui tutto quello che sapeva di sovietico, marxista e ortodosso diventava improvvisamente inviso, e chi comunicava con un americano o un russo finiva automaticamente sotto l’occhio sempre vigile della censura di Stato, disposta ad affidarsi per necessità a patetici e invidiosi individui per tenere sotto controllo gli intellettuali.

Sono tutti elementi interessanti ed è bella l'idea di raccontare in forma di commedia i destini che casualmente si incrociano di personaggi che non si riconoscono più nelle loro certezze. Il problema, però, è che nell’ansia di mettere di tutto nel suo film, Daranas finisce per confezionare un’opera gradevole ma bozzettistica e a tratti confusa, con troppi personaggi (come la studentessa/scultrice o lo stesso interlocutore americano interpretato da Ron Perlman, il cui intervento nella storia del cosmonauta resta poco chiaro), la cui necessità ai fini della storia non è sempre ovvia.

Lo stesso si può dire per l’espediente di far narrare la vicenda dalla bellissima bambina del protagonista ormai cresciuta, che la riporta nel regno della fiaba ma non fornisce ulteriori informazioni al pubblico, che deve aver fatto i compiti a casa prima di vedere il film. Certo, lo spunto è accattivante e ben si presta a raccontare un’epoca di passaggio in cui la terra, come spesso accade, era sicuramente meglio vista dal cielo. Ma le molte tracce disseminate nel film e i continui passaggi di registro dal naturalismo al realismo magico e alla farsa finiscono per distrarre l’attenzione dalla vicenda principale. Così come lo fa il doppiaggio, che in questo caso più che in altri toglie spontaneità e caos all’interazione di lingue, accenti, culture e individui che si incontrano casualmente su un terreno comune e si aggrappano l'un l'altro in una stagione irripetibile della storia dell'umanità.



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