Scusate se esisto!: recensione del film con Paola Cortellesi e Raoul Bova

19 novembre 2014
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Siamo donne: oltre le gambe c’è di più!

Scusate se esisto!: recensione del film con Paola Cortellesi e Raoul Bova

Ci sono almeno tre modi – e tre toni – per pronunciare la frase che dà il titolo al film.
“Scusate se esito!” lo si può dire timidamente, come se si volesse disturbare giusto un po’.
Oppure, alzando appena la voce, l’affermazione acquista il significato di una tenue polemica, di una lamentela per non essere stati presi in considerazione.
Facendo infine sentire il punto esclamativo che la chiude, la protesta assume le sembianze di una rabbia ragionata, di una ribellione che è indice di idee chiare e desiderio profondo di rivendicare la propria dignità.

Anche se la Serena Bruno del film di Riccardo Milani opta per la prima e seconda soluzione e mantiene a lungo inalterata la sua mitezza, quando Paola Cortellesi si è messa al lavoro sulla sua prima sceneggiatura, di certo pensava alla terza modalità di espressione, perché dietro la spontanea allegria del film e le esilaranti gag da commedia degli equivoci che la rendono scoppiettante, dietro Raoul Bova che si diverte a giocare con la sua immagine di superbello, c’è la vita vera dell’attrice, che quando ha cercato di percorrere la strada della scrittura, o semplicemente quando è entrata nel magico mondo dello showbitz, si è sentita trasparente di fronte a interlocutori maschi e ha subito quella discriminazione di cui ancora sono vittime le donne dal primo momento in cui si affacciano al mondo del lavoro.

Senso d’inadeguatezza, orgoglio calpestato e indifferenza Scusate se esisto! le filtra spesso attraverso la goffa comicità della protagonista, che inciampa, fa brutte figure e si esprime in un pittoresco accento umbro.
Altrove, però, in particolare con l’entrata in scena di Lunetta Savino – che interpreta una donna totalmente asservita al suo capo – ecco che arriva improvvisa l’amarezza, insieme a un piccolo groppo in gola che non passa subito, anzi dura per un po’, collegandosi idealmente al disagio appena percettibile che sprigiona dalle altre situazioni “difficili” che il film affronta.

Da artista sensibile che considera l’esplorazione del nostro tempo e del nostro mondo un dovere morale, Riccardo Milani sta bene attento a non scivolare mai nella farsa, perfino quando Marco Bocci fa le mossette o una vecchia zia di Serena comincia a esprimersi in un idioma incomprensibile. Al contrario obbedisce all’imperativo categorico di scavare nell’io delle persone che sono bloccate, che nascondono un sentimento o un modo di essere o che, peggio ancora, annaspano per adeguarsi all’immagine di sé che gli altri percepiscono.
Forte della verve della sua signora, il regista si permette di andare ancora oltre, dando una stoccata all’italica assenza di meritocrazia e ai pregiudizi di cui sono vittime gli omosessuali. Milani però non ce l’ha con il nostro paese, non è disfattista. Il suo invito è al singolo individuo, affinché prenda coraggio e impari a dire no.

In Scusate se esisto! Paola Cortellesi ritrova Raoul Bova a quattro anni di distanza da Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno. La coppia funziona di nuovo, forse funziona meglio, e Bova supera brillantemente la prova dell’ “interpreto un gay anche se non lo sono”. E poi si diverte, oh come si diverte a scendere lentamente le scale mentre una voce (che poi è quella della Cortellesi) canta “I’m feeling good”.
Anche noi ci siamo divertiti guardando il film. E commossi. E crediamo che questa volta valga veramente la pena di andare al cinema.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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