Scontro tra Titani - la recensione del film di Louis Leterrier

13 aprile 2010
2.5 di 5

Dal film originale a questo remake sono passati quasi trent''anni: e si vedono tutti. Il riferimento non è quello, banale, al passaggio dalle animazioni in stop-motion dell'immenso Ray Harryhausen alla profusione di tecnologie digitali e tridimensionali di questa nuova versione. Le differenze tra i due film sono forse più sottili ma co...

Scontro tra Titani - la recensione del film di Louis Leterrier

Scontro tra Titani - la recensione

Dal film originale a questo remake sono passati quasi trent’anni: e si vedono tutti. Il riferimento non è quello, banale, al passaggio dalle animazioni in stop-motion dell’immenso Ray Harryhausen alla profusione di tecnologie digitali e (inutilmente) tridimensionali di questa nuova versione. Le differenze tra i due film sono forse più sottili ma comunque significative, come il cambio di congiunzione dei rispettivi titoli: da Scontro di Titani a Scontro tra Titani.

Sono infatti soprattutto le differenze, le variazioni e le evoluzioni narrative della storia a segnare un passaggio temporale rilevante, a rendere il film di Louis Leterrier un prodotto che - indipendentemente da meriti o demeriti artistici – riesce a cristallizzare un presente cinematografico spesso e volentieri autoreferenziale. Se infatti l'assunto della trama rimane lo stesso - con l'eroe Perseo impegnato nella ricerca del modo di fermare il mostruoso Kraken dal distruggere la città di Argo e/o pretendere il sacrificio la bellissima principessa Andromeda - , cambiano le modalità di declinazione e le componenti accessorie e non della storia: dall'arricchimento della compagnia (simil dell’Anello) con cui Perseo parte per la sua missione, alla soppressione dell'interesse fisico-sentimentale dell’eroe per Andromeda (al suo posto, l'amore per una compagna di viaggio, la Io interpretata da Gemma Arterton), al contesto generale di un conflitto tra uomini e dei invece delle trame e degli intrighi da soap opera mitologica che caratterizzavano l'originale.

Appare ovvio che le variazioni sul tema attuate da Scontro tra Titani sono figlie di un adeguamento/rispecchiamento della contemporaneità sociale e cinematografica. Di qui molti conflitti modellati sullo schema potteriano (e la scelta di Ralph Fiennes nel ruolo di Ade è sintomatica), o la modificazione del rapporto dell’eroe con la figura femminile ( non più solo modello di bellezza da conquistare con le proprie gesta ma compagna proattiva e proteggente), o la strutturazione di forme di conflitto più essenziali e schierate di quelle del film dell’81.

Ma alla fine dei conti, quello di Leterrier è un film che cerca soprattutto una bizzarra mediazione tra la concezione più moderna del sandalone e lo spirito (involontariamente?) autoironico e kitsch dell’originale, con il risultato di apparire un ibrido curioso e di difficile collocazione, comunque personale. Lampante è in questo senso l’esempio relativo alla non-ostentazione dei corpi, paradossalmente sempre più coperti e desessualizzati di quanto ci si poteva aspettare in era post 300 ma anche rispetto alla tradizione classica del genere. Ed ecco allora che si spiega ancora di più il cambio attuato da una sceneggiatura un po' debole relativo alle motivazioni che spingono l'eroe all'azione, o la scelta di utilizzare il volto di una modella come Natalia Vodianova per "impersonare" la Gorgone Medusa rifiutandone però coscientemente ogni altra parte del corpo.

Allora Scontro tra Titani è, come Perseo, un figlio bastardo che la sua identità cerca di costruirla attraverso il compromesso. Un film, per l'appunto, tra.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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