Scappo a casa: recensione della commedia "clandestina" con Aldo Baglio

20 marzo 2019
3.5 di 5
14

L'attore è protagonista e co-sceneggiatore di questa storia sull'immigrazione.

Scappo a casa: recensione della commedia "clandestina" con Aldo Baglio

Il genere della commedia affonda le proprie radici sull'allestimento di situazioni comiche, tragiche o tragicomiche, amplificate secondo il grado di ilarità ricercata. La narrazione di Scappo a casa amplifica la premessa partendo da un estremo per arrivare a un altro, con il proposito di raccontare qualcosa che sta nel mezzo. Aldo interpreta un donnaiolo, superficiale e vanesio personaggio che fa di se stesso un centro di gravità permanente. Il film inizia in modo vivace, colorato e spiritoso con Aldo in forma come lo conosciamo bene. È anche ciò che ci si aspetterebbe di vedere e, in un certo senso, di veder proseguire, ma Scappo a casa schiva le convenzioni e imbocca un percorso tutto suo on the road, con toni westerneggianti senza mai farsi trascinare sulla strada né della parodia né della farsa.

L'egoismo e la futilità della vita del protagonista vacillano quando durante un soggiorno a Budapest, è derubato di tutto compresi i documenti. La polizia lo arresta scambiandolo per un tunisino immigrato illegalmente e lo rinchiude in un centro per clandestini. Inizia qui la sua personale odissea, peraltro anticipata da una battuta in cui Aldo/Ulisse si incanta davanti ai glutei di alcune "sirene" impegnate in esercizi di fitness. Aldo è sufficientemente bravo da non fare un passo indietro rispetto alla sua abituale comicità, ma di farlo lateralmente. Espressioni facciali, battute a bruciapelo e accento siciliano, sono tutte doti parzialmente accantonate per far posto alla storia e all'evoluzione del suo personaggio. Dal centro di detenzione si dà subito alla fuga attraverso boschi e campagne, prima bulgare e poi slovene, e lo fa insieme ad altri immigrati africani. La forzata collaborazione è il pretesto per raccontare con ironia quanto possa essere drammatica la vita di un clandestino.

Diretta da Enrico Lando, la storia non perde mai il punto di vista e nemmeno disperde il peso degli attori coprotagonisti. L'attore francese di origine africana Jacky Ido è il partner perfetto, anche lui alle prese con un personaggio non privo di difetti, il cui razzismo si scontra e si annulla con quello del personaggio di Aldo. Alla fine emerge un cuore che tutti nella storia, sotto sotto, dimostrano di avere, nonostante i pregiudizi da più parti e nonostante il destino si accanisca contro ognuno di loro, in un modo o nell'altro. Con naturalezza Scappo a casa scivola via portando con sé tante risate, con una comicità schietta, non banale e non caricaturale. 



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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