Saving Mr. Banks: la recensione del film con Tom Hanks ed Emma Thompson

13 febbraio 2014
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Una raffinata commedia celebrativa ma non incensatoria.

Saving Mr. Banks: la recensione del film con Tom Hanks ed Emma Thompson

1961. La scrittrice Pamela Travers, in bolletta, cede alle insistenze del suo agente: sarebbe un bell'aiuto cedere i diritti cinematografici dei libri di Mary Poppins a Walt Disney, che li richiede da tempo immemorabile. A malincuore la donna sradica se stessa dall'amata Londra, per discutere a Los Angeles del possibile accordo. Negli studi Disney l'aspettano Walt, lo sceneggiatore Don Da Gradi e i compositori Richard & Robert Sherman, ignari di ciò che li aspetta. Tanto Walt e i suoi sono legati a un'idea d'intrattenimento hollywoodiana, tanto Pamela oppone resistenza passiva, gelosa dei traumatici ricordi che hanno generato il suo racconto.

Con Saving Mr. Banks si corre un bel rischio. Per la prima volta Walt Disney è portato sullo schermo in un lungometraggio di finzione, interpretato da Tom Hanks. Un bel rischio non per Hanks che se la cava egregiamente (solida performance, somiglianza limitata), nè per la Disney produttrice del film, che anticipa le accuse di incensamento non negando troppo la durezza della persona dietro l'icona. Il rischio lo corre piuttosto lo spettatore: distratto da questo evento, può sorvolare sul vero dono che il regista John Lee Hancock e le sceneggiatrici Kelly Marcel e Sue Smith hanno deciso di offrirci.

Saving Mr. Banks è infatti un'elegante riflessione sul significato di proprietà intellettuale. Suona quasi un paradosso, arrivando da un'azienda di norma accusata di inglobare marchi, copyright, storie, personaggi e attività con la voracità di una balena dopo una dieta forzata. 
Nell'attesa di capire come porci "politicamente" di fronte a una tale contraddizione, col cuore ci scopriamo impotenti davanti alla trasparenza del concetto tessuto nel film: Pamela ha scritto per dare un senso alla tragedia di suo padre alcolista (raccontata nei flashback con Colin Farrell), quindi la sua vocazione vive di un motore privato teoricamente incedibile.
Il copione ha il pregio di associare questa comprensibile gelosia, questo tenace orgoglio, a uno di forza uguale: il cipiglio di Walt Disney, che nel 1928 si mise in proprio per non dividere i suoi sogni con chi voleva solo ricavarci denaro. Per piegare la resistenza a oltranza di Pamela, sarà tuttavia Walt a doversi scoprire emotivamente al di là del suo mito, mostrandole di condividere con lei, dopo un tragitto a volte amaro a volte esilarante, il senso delle vicende dei Banks.

Pur giocando con il solito stereotipo della londinese disgustata dalla solare America, Emma Thompson è tuttavia perfetta per lasciar trasparire l'umanità dietro la facciata, specialmente nei duetti con il solare autista interpretato da Paul Giamatti, più che mai in parte.
I timori che accompagnavano la visione di Saving Mr. Banks scompaiono. Da parte della Disney c'è sicuramente la celebrazione almeno professionale del fondatore, ma a sorpresa non è affatto aproblematica, ed è accompagnata da una lezione chiara sulla missione ultima del vero artista: sviluppare gli ammortizzatori per la strada dissestata dell'esistenza, condividendoli col mondo.





  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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