Salvo Recensione

Titolo originale: Salvo

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Salvo - la recensione del film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

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Salvo - la recensione del film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Vogliamo cominciare la nostra recensione con un ringraziamento ai festival del cinema - nella fattispecie a Cannes 2013 - perché ci consentono di conoscere film che altrimenti finirebbero nel dimenticatoio e perché, aprendo le porte del mercato internazionale ai nostri prodotti esplicitamente non mainstream, li aiutano a trovare una distribuzione nazionale.
Grazie all'inserimento nella sezione cinefila della Semaine de la Critique (e grazie a due premi vinti), Salvo può uscire nelle nostre sale preceduto da un'ottima pubblicità e dalla giusta nomea di film felicemente e sorprendentemente diverso dagli altri.

Frutto di un lungo lavoro che ha portato a versioni sempre più dettagliate di una sceneggiatura in cui venivano annotati anche i minimi movimenti di macchina, Salvo racconta una storia di Mafia parlando il linguaggio dei grandi generi cinematografici e incrociando la tradizione francese e americana all'epicità e all'ampio respiro del cinema orientale più rarefatto.

Dal noir alla Jean-Pierre Melville agli spaghetti western, da Kitano alla black comedy, l'opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza si libera di quell'immagine obsoleta rimandata da tante fiction e da vari b-movie ambientati in Sicilia per ridare ai luoghi colonizzati da arabi e greci secoli e secoli fa la loro dignità di terre che sono state culla di cultura e di filosofia, quella filosofia che ancora oggi permea il linguaggio aulico dei malavitosi, incarnazione di una malvaglità imperscrutabile e malata che in Salvo si fa paradossale.

A questa comunità ben descritta e regolata da gerarchie e rituali che si muove in una Palermo dove l'esigenza di un tiranno è primordiale, si oppone il prodigio dell'incontro fra due cecità: quella fisica di una ragazza di nome Rita e quella morale del killer dagli occhi di ghiaccio Salvo, che innamorandosi cominciano ad accorgersi dell'orrore che li circonda.
E' un film di corpi aggrediti dallo spazio Salvo, di mani che toccano superfici che non conoscono, di teste martellate da discorsi assurdi e da rumori amplificati che finiscono per assordare.

Se non ci fosse una chiara idea di regia a supportare il film, questo senso di oppressione non verrebbe fuori, ma Piazza e Grassadonia hanno prestato un'attenzione maniacale al suono e alla fisicità dei loro attori, che premono contro i bordi di inquadrature claustrofobiche con una ribellione dapprima sommessa e poi potente, rabbiosa.
Anche se i personaggi sembrano destinati al fallimento in nome di una hybris che ha portato lontano dal seminato quelli che li hanno preceduti, per loro è possibile un doppio miracolo: riacquistare la vista e cominciare a vedere veramente, perché solo vedendo in profondità si può intervenire sulla realtà. O almeno immaginare di farlo.

Una nota di merito, infine, va agli attori di Salvo: a Saleh Bakri, che non essendo siciliano rende il suo personaggio archetipico e nello stesso tempo straniante, e a Sara Serraiocco, che negli occhi accecati da lenti oscurate ha saputo esprimere l'angoscia di un animale braccato.


Salvo
Il trailer del film
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Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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