Robinson Crusoe: la recensione del film d'animazione belga

02 maggio 2016
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Il produttore del Castello Magico e Sammy questa volta s'ispira a un classico.

Robinson Crusoe: la recensione del film d'animazione belga

Un pappagallo vive su un'isola sperduta in compagnia di altri amici animali, ma sogna il mondo al di là del mare, affascinato da ciò che le onde gli portano. Un giorno un naufragio scaglia sulle rive il giovane cartografo Robinson Crusoe, con il suo cane Aynsley. Il pappagallo, che verrà battezzato Martedì da Robinson, diventa il tramite tra i suoi scettici amici animali e l'intelligenza dell'uomo. Mentre Robinson sogna di tornare un giorno a casa, una crudele gatta, parte della ciurma naufragata, medita una vendetta...

Il produttore e autore belga Ben Stassen da anni nel suo paese è diventato il punto di riferimento per un'animazione in CGI europea a basso budget ma a (relativa) alta resa. Avevamo già apprezzato Le avventure di Sammy e Il castello magico, nelle loro narrazioni ben definite e nella qualità tecnica notevole, per un team lontano dalle risorse ottimali di Pixar e concorrenti. D'altronde, i grandi risultati degli studi francesi McGuff, manovalanza per l'Illumination Entertainment dei Minions, dimostrano i livelli di professionalità che si possono garantire in Europa. E Robinson Crusoe non fa eccezione, fortunatamente: gli animatori non sembrano sicuri solo sugli animali parzialmente caricaturali, perché anche gli esseri umani, tipica spina nel fianco della CGI a basso budget, risultano espressivi, simpatici e con una recitazione convincente. Insomma, ancora una volta Stassen è una garanzia di professionalità, affidando in questo caso la regia a Vincent Kesteloot, già coregista di Sammy 2 – La grande fuga.

Dove però Robinson Crusoe è più debole è nella narrazione. Sarebbe un eufemismo dire che il romanzo di Daniel Defoe sia stato "adattato liberamente": il libro fornisce al massimo uno spunto, una suggestione, per un intrattenimento onesto per l'infanzia, ma con pochi spunti interessanti per un pubblico adulto (che non è necessariamente estraneo a queste visioni, come dimostrano illustri esempi Pixar o Disney). A dir il vero il rapporto tra Martedì e Robinson ha fondamenta di credibilità drammatica, e non è il punto debole del copione: è piuttosto la difficoltà nel trovare un villain credibile ad appesantire la visione, perché il ruolo è ricoperto dai gatti in modo approssimativo, e l'impalcatura regge la durata con una certa stanchezza, con qualche divagazione di troppo.

Rimangono comunque le buone intenzioni e il rispetto del pubblico infantile con un prodotto tecnicamente degno, che non disdegna nemmeno qualche momento leggermente più cupo, punto a favore per una fiaba.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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